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Che cos’è danzare se non mettersi in cammino, curiosi dei nuovi margini che l’arcipelago del corpo  lascia apparire? Se non porsi sulla soglia della caduta e lasciare che le infinite figure inscritte nel corpo si manifestino nell’incontro con la narrazione articolare? Dunque l’uomo che danza edifica lo spazio dell’incerto con tutta la precisione possibile, cercando di dare un contorno a ogni cosa sconosciuta e incompiuta, inseguendo l’unità come principio di ogni cosa. Così il tratto di tempo che chiamiamo danza altro non è che lo spazio dell’incontro tra uomo e natura. Le danze in serie che compongono Isolotto si aprono alle coincidenze per esplorare le infinite diramazioni del corpo, quasi a ripercorrere – nell’impossibilità di esserci – tutte le fasi di crescita dell’uomo, tutti i tratti della vita. A partire dalle azioni primarie – camminare a quattro zampe, alzarsi, inchinarsi, voltarsi – la gravità si fa sostanza dello sguardo dando luogo a un atlante inedito sul corpo della danza.

Ideazione e interpretazione Virgilio Sieni
Musica Eivind Aarset eseguita dal vivo dall’autore alla chitarra elettrica
Produzione Compagnia Virgilio Sieni
In collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione

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La relatività di un’azione, di un gesto quotidiano e per estensione di qualsiasi “presenza” visibile all’occhio, dà origine all’interrogativo che i due autori e danzatori si sono posti osservandosi nella creazione. Cosa c’è di vero ed assoluto nell’istinto di un movimento? L’indagine semiscientifica che si vuole approfondire parte dalla radice di ciò che determina in prima istanza il giudizio di una qualsiasi realtà: la vista. Tutto ciò che esiste e quindi anche tutto ciò che viene creato e danzato è, appunto, creato e danzato utilizzando la vista del creatore e la vista dell’interlocutore pubblico: cosa lo rende universale dal momento che il punto di vista può cambiare inesorabilmente a causa di sindromi che alterano la percezione visiva della realtà (Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie), di disturbi dell’occhio o anche a causa di distanze e prospettive differenti rispetto al luogo della performance?

Ideazione e performance Orlando Izzo e Angelo Petracca
Disegno luci Giuseppe Di Lorenzo

 

Vincitore del Premio DNAppunti Coreografici*

*DNAppunti coreografici è un progetto nazionale rivolto a giovani coreografi italiani, promosso da Fondazione del Teatro Grande di Brescia, Cango/Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza di Firenze, Centro per la Scena Contemporanea/Operaestate Festival del Comune di Bassano del Grappa, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondain e Fondazione Romaeuropa e Gender Bender di Bologna.

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Un’antologia di danze in bilico tra geometria e turbinio dove l’elemento aereo è paradigma di riflessione sui confini del controllo. Correnti e bufere, ventilatori e droni, uccelli e grand-jeté diventano allegorie sul legame tra coreografia e danza in un’indagine che rimbalza tra la ripetibilità del gesto e l’improvvisazione, tra la scrittura e l’interpretazione. A fare da spartito un quaderno delle scuole elementari su cui Francesca Pennini annotava decine di coreografie mai eseguite. Una macchina del tempo per un’impossibile archeologia che si declina sulla scena in una serie di possibilità strampalate. Il corpo viene messo alla prova prendendo in prestito i principi della termodinamica, passando dalla plasticità ginnica alla dinamica più vaporosa ed effimera. Tra contorsioni e sforzi asfittici si innesca uno scambio respiratorio che mescola i volumi tra corpo e spazio, tra scena e pubblico in una geografia mobile, sospesa e decisa, fluttuante e depositata. Un lavoro irriverente e ironico che ha confermato il talento di Francesca Pennini.

Regia, coreografia, danza Francesca Pennini
Drammaturgia e disegno luci Angelo Pedroni
Assistenza organizzativa Carmine Parise
Musiche J.S. Bach, B. Britten, Cher, G. Frescobaldi, G. Ligeti, H. Purcell, F. Romitelli, J. Strauss
Coproduzione CollettivO CineticO, Le Vie dei Festival, Danae Festival
Residenze artistiche Teatro Comunale di Ferrara, AMAT, L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, TIR Danza 

 

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Nuova creazione
Debutto 4 ottobre 2017, Londra Sadler’s Wells

Coreografia Wayne McGregor
Musiche JLin
Scene Ben Cullen Williams
Luci Lucy Carter

Internazionalmente riconosciuto per le innovazioni pionieristiche nella danza contemporanea, McGregor presenta nel 2017 la sua ultima creazione, Autobiography, un lavoro che vede la collaborazione di alcuni tra i più importanti scienziati di genetica per mettere in sequenza il genoma completo dello stesso McGregor. La biologia archeologica messa a nudo altererà drammaticamente la visione che McGregor ha della storia della sua vita, tracciando degli schemi del passato ancestrale della nostra specie e portando alla luce ciò che costruisce la nostra individualità. Nella combinazione di biografia, documentario ed elaborazione dei codici della natura attraverso un atto di immaginazione umana – quale è la danza – questo nuovo lavoro si interroga sulla comprensione della vita e rappresenta per McGregor la sua autobiografia.

 

Si segnala che lo spettacolo prevede effetti strobo.

 

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Lei vuole che io danzi, oppure vuole che io parli?

Dietro questa domanda, rivolta da Cristiana Morganti ad uno spettatore, si nasconde una delle chiavi di lettura di Jessica and me. In questo suo spettacolo, la storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch si ferma a riflettere su se stessa: sul rapporto con il proprio corpo e con la danza, sul significato dello stare in scena, sul senso dell’“altro da sé“ che implica il fare teatro. Ne risulta una sorta di autoritratto idealmente a due voci (Jessica and me) di efficace e spiazzante ironia, dove Cristiana Morganti rivela ciò che accade nel backstage del suo percorso professionale. Un puzzle di gesti, ombre, muscoli, tenacia, spavalderia, timidezza, ricordi e progetti.

 

Creazione, coreografia e interpretazione Cristiana Morganti
Collaborazione artistica Gloria Paris
Disegno luci Laurent P. Berger
Video Connie Prantera
Consulenza musicale Kenji Takagi
Editing musiche Bernd Kirchhoefer
Direttore tecnico Jacopo Pantani 
Suono Simone Mancini 

Produzione IL FUNARO – Pistoia 
in coproduzione con Fondazione I Teatri – Reggio Emilia

 

 

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Viviamo in una società frenetica, in continuo cambiamento e con l’ossessiva ricerca della perfezione, che ci allontana sempre di più da noi stessi e dal mondo che ci circonda, dove nulla è perfetto, ma solo una costante lotta tra armonia e caos. Reagiamo creandoci un immaginario perfetto persino nel rapporto di amore, ed è questa la prospettiva attualizzata di questa mia versione de La bella addormentata ambientata nelle strade frenetiche di una metropoli qualsiasi, dove tutti sono sempre di corsa alla ricerca disperata di realizzare il loro sogno “perfetto”.

 

Nuova produzione per 14 danzatori
Drammaturgia e coreografia Diego Tortelli
Musica Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Drammaturgia Musicale Francesco Sacco
Costumi Santi Rinciari 
Luci Carlo Cerri

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Anne Teresa De Keersmaeker è una figura di culto della danza contemporanea mondiale. Nel 1983 ha avuto il suo momento di svolta internazionale con Rosas danst Rosas, una performance che è poi diventata icona storica della danza postmoderna. In Rosas danst Rosas i movimenti astratti costituiscono la base di una struttura coreografica stratificata nella quale la ripetizione svolge un ruolo di prim’ordine. L’intensità di questi movimenti è contrapposta da piccoli gesti del quotidiano. Rosas danst Rosas è inequivocabilmente femminile: le danzatrici che interpretano la coreografia danzano se stesse, ripetutamente. Lo sfinimento e la perseveranza che ne consegue creano una tensione emotiva che contrasta bruscamente con la struttura rigorosa della coreografia. Apprezzato in tutto il mondo, a 34 anni dalla sua creazione lo spettacolo è oggi riallestito con un cast completamente rinnovato per proseguire il successo di un capolavoro senza età.

 

Coreografia Anne Teresa De Keersmaeker
Creazione Anne Teresa De Keersmaeker, Adriana Borriello, Michèle Anne De Mey, Fumiyo Ikeda
Musica Thierry De Mey, Peter Vermeersch
Luci Remon Fromont
Costumi Rosas 
Danzatrici Laura Bachman, Léa Dubois, Anika Edström Kawaji, Yuika Hashimoto, Laura Maria Poletti, Soa Ratsifandrihana (performance eseguita da 4 danzatrici)

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La Stagione Ottobre Dicembre 2017 si conclude con un appuntamento straordinario di danza che vedrà sul palcoscenico del Teatro Grande un ensemble di fama internazionale.

Giovedì 21 dicembre alle ore 20.30 il Teatro Grande ospiterà il cantante Noureddine Khouchid, voce solista accompagnata da cantori e suonatori, e i meravigliosi dervisci, interpreti della tradizionale danza mistica araba.

Noureddine Khourchid e i Dervisci rotanti portano in scena uno spettacolo mistico tra i più intensi della tradizione sufi. I dervisci non sono semplici artisti, ma una vera e propria confraternita religiosa che unisce ricerca spirituale, danza e canto, nel tentativo di riavvicinarsi a Dio, in virtù dell’origine divina della musica. Un’esibizione di alto virtuosismo e dal forte valore simbolico: l’ensemble di Noureddine Khourchid è infatti invitato a esibirsi in tutto il mondo e porta un messaggio di pace proprio attraverso la musica e la danza.

 

Noureddin Khourchid Voce solista

Hassan Arbach cori e Riqq

Mohamad Kahil cori e Duff

Hamdi  Malas cori e Duff

Adel Halima cori

Basem Kadmani cori e Ud

Hatem Aljamal derviscio rotante

Mahmoud Altaier derviscio rotante

 

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PRIMA ITALIANA

Pointless

Momentum

Il Ballet National de Marseille è una delle più importanti e storiche compagnie francesi e dal 2014 è diretto da Emio Greco e Pieter C. Scholten che hanno dato una nuova impronta più radicale e contemporanea alla compagnia.

Sur Pointes è una serata composta da due coreografie di differenti autori, Emio Greco e Pieter C. Scholten da un lato e Jeroen Verbruggen dall’altro, che, riflettendo sulla tecnica classica, ripensano ai loro dogmi visivi e incitano i danzatori a riconsiderare la propria esperienza in virtù di nuovi effetti e impatti emotivi. Il lavoro sulle punte è l’espressione della perfezione finale dell’evoluzione balletto classico? E se lo fosse, siamo alla fine della sua evoluzione?  Un affascinante viaggio nella danza contemporanea.

SUR POINTES
Pointless
Ideazione e Coreografia Jeroen Verbruggen
Luci Samuel Théry
Costumi Clifford Portier

Momentum
Ideazione e Coreografia Emio Greco | Pieter C. Scholten

Produzione Ballet National de Marseille
Coproduzione Fondazione del Teatro Grande di Brescia (IT), LuganoInScena (CH)

 

 

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Il Ballet de Lorraine trova il suo fondamento nella continua ricerca e sperimentazione sulla danza.

In ROSE-VARIATION, della acclamata coreografa Mathilde Monnier, i danzatori sono avvolti in un rosa che veste corpi, palcoscenico e scenografia, fondendoli in un’unica entità. La struttura si poggia sulla decostruzione/costruzione del vocabolario della danza classica, che rinasce con nuove variazioni.

In DUO, il geniale William Forsythe crea una sorta di orologio di tempo e spazio, svelato da un spirale di movimenti, vortici, colpi, salti attraverso cui i corpi di due danzatori emergono e brillano di un nero cangiante, rendendo visibili i diversi passaggi del tempo.

In DEVOTED, Cecilia Bengolea e François Chaignaud, “duo sovversivo” della danza francese, coniugano rotazioni, passi di danza tradizionali, dance hall formando un disegno coreografico generatore di continuità tra passato classico, moderno e contemporaneità.

 

ROSE-VARIATION
Coreografia Mathilde Monnier
Musica Ludwig Van Beethoven, Sonata n°17 eseguita al pianoforte da François-René Duchâble

DUO
Coreografia William Forsythe
Musica Thom Willems, eseguita al pianoforte da Gleb Malychev

DEVOTED
Coreografia CECILIA BENGOLEA & FRANÇOIS CHAIGNAUD
Musica Philip Glass, Another Look at Harmony Part IV