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Dopo l’anteprima dell’autunno 2012, arriva la prima edizione del FAM Festival degli Archivi Musicali, il nuovo festival della Fondazione Teatro Grande di Brescia dedicato all’ascolto e alla visione del materiale d’archivio dei più grandi produttori mondiali di musica colta. Un progetto sulla memoria ma anche sul futuro. Un’opportunità unica per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni, di poter (ri)ascoltare e (ri)vedere inediti, rarità, storiche esecuzioni, interviste di alcuni dei più grandi musicisti del secolo scorso.

La prima edizione del Festival degli Archivi Musicali FAM è dedicata a Giuseppe Verdi, in occasione delle celebrazioni relative ai 200 anni dalla nascita.

Scopo del FAM è quello di portare a conoscenza del pubblico e degli addetti ai lavori i tesori contenuti negli archivi musicali, sia per quello che riguarda i supporti sonori (audio e video) che per gli spartiti e le testimonianze iconografiche. Ecco perché al FAM parteciperanno da un lato i produttori di musica, quali emittenti radiotelevisive, case discografiche, teatri, dall’altro conservatori e istituti pubblici il cui scopo è la tutela e valorizzazione del patrimonio musicale. Ospite d’eccezione dell’edizione 2013 è l’Istituto di Studi Verdiani.

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In uno spazio scenico interamente vuoto, Ohad Naharin (ri)compone con Deca Dance uno dei suoi innumerevoli patchwork: una sorta di rimontaggio di singoli estratti da alcuni dei suoi lavori, riassemblati qui secondo un nuovo ordine (soggetto a variazioni e integrazioni di sera in sera) capace di testimoniare la ricchezza di un creatore e il repertorio di una compagnia fantastica che hanno ormai attraversato con pieno riconoscimento il globo.

In Deca Dance e la capacita di focalizzare e riorientare che eccita l’occhio: l’attenzione dello spettatore salta dalle grandi scene d’insieme che si muovono all’unisono fino allo spasmo di un dito. Questa e la danza che non rievoca una narrazione esterna, non racconta una particolare storia, ma parla con energica esuberanza della meraviglia e della gioia della danza stessa.

Batsheva Ensemble e la compagnia giovanile della celebre Bathseva Dance Company, diretta da Ohad Naharin, che ha recentemente ricevuto al Teatro Grande il prestigioso Premio Danza&Danza 2012.

… COINVOLGENTE E STRAORDINARIO.
(The Washington Post)

… UN ESUBERANTE CALEIDOSCOPIO
DI COLORI, MOVIMENTI E FORME.
(The Guardian)

 

DECA DANCE
Coreografia e Direttore artistico Ohad Naharin
Direttore artistico associato Adi Salant
Costumi Rakefet Levy
Luci Avi Yona Bueno, Ohad Naharin
Tournée supportata in parte dalla Harkness Foundation for dance

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Nello spettacolo Un Flauto Magico, il celebre regista del teatro internazionale Peter Brook, insieme con Franck Krawczyk e Marie-Hélène Estienne, ha liberamente adattato il libretto di Emanuel Schikaneder trasformando quest’opera in un poetico souvenir, una rilettura che consente agli artisti – allo stesso tempo cantanti e attori – di mettere in scena la più sottile sfumatura delle vibrazioni del linguaggio di Mozart.

“Questo Flauto – spiega Brook – sarà lontano da quello che normalmente ci aspettiamo di vedere quando andiamo all’opera. La ‘collezione’ abituale di effetti scenici, il simbolismo usualmente legato a quest’opera, non faranno parte del viaggio. Al loro posto il pubblico potrà trovare un Mozart eternamente giovane, circondato da giovani cantanti di talento, pronti a improvvisare, a esplorare nuovi colori, nuove forme. Un Flauto leggero ed effervescente, in cui la vicinanza dell’azione scenica permetterà allo spettatore di entrare nella magia e nella tenerezza dell’opera.”

 

“Il risultato è così poetico che a tratti toglie il fiato, con una comicità così precisa da essere esilarante, con una scrittura drammaturgica così giusta che è la quintessenza stessa del teatro di Mozart. Giù il cappello, Monsieur Brook. Possiate vivere a lungo!” (Le Monde)

“assolutamente affascinante” (The Independent)

 

UN FLAUTO MAGICO
da Wolfgang  Amadeus  Mozart
liberamente adattatato da Peter Brook, Franck Krawczyk, Marie-Hélène Estienne
regia di Peter Brook
Spettacolo con sovratitoli in italiano

 

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La cultura popolare e la protesta politica sono la sorgente dell’impurità musicale e performativa di Frederic Rzewski. Il ciclo di 36 variazioni sul tema di “El pueblo unido” ne affronta la melodia da punti di vista molto diversi, con stili e gestualità che sembrano ripercorrere e proseguire la storia della variazione pianistica. Virtuosismo, improvvisazione e coup de théâtre sono gli ingredienti necessari a rivivere la storia delle grandi rivoluzioni, il cui fascino passa anche per una lunga e totale immersione esecutiva.

Andrea Rebaudengo pianoforte

 

Andrea Rebaudengo è nato a Pesaro nel 1972 e ha studiato a Milano. Musicista dall’attività poliedrica, affianca alla carriera solistica un’intensa collaborazione con la cantante Cristina Zavalloni e l’ensemble Sentieri selvaggi diretto da Carlo Boccadoro. Ha vinto il primo premio al Concorso Pianistico Internazionale di Pescara  nel 1998, il terzo premio al Concorso “Robert Schumann” di Zwickau nel 2000 e al Premio Venezia 1993. Ha suonato per le più importanti istituzioni concertistiche italiane e viene spesso invitato in progetti che lo coinvolgono anche come musicista jazz e improvvisatore. È il pianista dell’ensemble Sentieri Selvaggi e dell’Ensemble del Teatro Grande di Brescia. Si è esibito nelle più prestigiose Sale da concerto e in rinomati festival internazionali.

 

UN PROGETTO DI  SENTIERI SELVAGGI

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Due grandi interpreti del cinema e del teatro italiano – Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni – accompagnati dal talento musicale di Rodolfo Rossi, restituiscono voci e suoni al capolavoro senza tempo di Antoine de Saint-Exupéry.

Misterioso e lunare, il Piccolo Principe è un affascinante rompicapo che ipnotizza da settant’anni adulti e bambini di ogni latitudine. Poniamoci in ascolto del suo mistero, consapevoli che solo l’infanzia è in grado di svelare e rivelare “ciò che è invisibile agli occhi”.

 

 IL PICCOLO PRINCIPE IN CONCERTO
da Antoine de Saint-Exupéry
un’idea di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco
suoni di scena Rodolfo Rossi
disegno luci Cesare Accetta

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Con il suo stile universale e allo stesso tempo personale, Youn Sun Nah è una delle rappresentanti più sbalorditive del vocal jazz.

Nel giro di due anni Nah ha ricevuto il suo quarto “Korean Music Award”, il BMW World Jazz Award e l’ECHO Jazz Award come migliore cantante donna a livello internazionale. In Francia, la sua seconda casa, “Same Girl” è stato l’album jazz più venduto nel 2011, Nah ha ricevuto il “Prix Mimi Perrin du Jazz Vocal“ come voce femminile dell’anno e il magazine “Jazzman“ le ha assegnato il “Choc de l’année 2012” come artista dell’anno.

Il segreto del suo straordinario successo è il saper miscelare diversi elementi musicali e culturali in modo insolito ma rispettoso. Oltre al jazz e agli stili correlati, attinge alla “chanson”, al pop, alla musica folk e, per la prima volta, Nah si richiama anche alla musica classica europea. La precisione della sua intonazione e del fraseggio, un gran senso del tempo e la voce cristallina, le rendono possibile trasformare forme minimaliste in potenti emozioni, eleganza pura e magia.

Tutto ciò richiede di avere accanto musicisti estremamente acuti e attenti, come il compagno di lunga data Ulf Wakenius che si esibirà alla chitarra accompagnando Nah nel concerto al Teatro Grande.

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PROGRAMMA
Ludvig van Beethoven           Sonata op. 24  Primavera
Paganini-Schumann                Capricci op. 1 n. 2, 13, 20, 16

SONIG TCHAKERIAN – Violinista

Sonig Tchakerian è nata da famiglia armena ad Aleppo e trasferitasi in Europa con la famiglia, si è diplomata in Italia con Giovanni Guglielmo. Ha quindi completato gli studi con Salvatore Accardo a Cremona, Franco Gulli a Siena e Nathan Milstein a Zurigo. Premiata al concorso Paganini di Genova (nel 1980) ed all’ARD di Monaco di Baviera (nel 1982 e nel 1988), tiene recital per violino solo o con pianoforte (collabora tra gli altri con Bruno Canino, Roberto Prosseda, Andrea Lucchesini, con cui ha eseguito l’integrale delle Sonate di Beethoven). Come solista ha suonato con orchestre quali la Royal Philharmonic di Londra, la Bayerischer Rundfunk di Monaco, La Verdi di Milano, le orchestre del Teatro San Carlo di Napoli e dell’Arena di Verona, I Solisti Veneti, l’Orchestra di Padova e del Veneto, con direttori quali Piero Bellugi, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Antonio Janigro, Daniel Oren, Claudio Scimone, Emil Tchakarov. È tra i pochi violinisti ad eseguire dal vivo l’integrale dei Capricci di Paganini, che ha registrato anche in CD nel 2003. Ha fatto parte del Trio Italiano, con il quale ha vinto all’unanimità il Premio Gui di Firenze (nel 1990). Suona un violino di Gennaro Gagliano, costruito a Napoli nel 1760. In occasione delle Colombiadi del 1992 ha tenuto un concerto a Genova con il violino di Paganini, il Guarneri del Gesù detto “Il Cannone”. Alcuni compositori italiani le hanno dedicato loro partiture (Luca Mosca, Michele Dall’Ongaro,  Nicola Campogrande, Carlo  Boccadoro). Assieme al marito, il direttore d’orchestra Giovanni Battista Rigon, ha fondato le Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, ed ogni anno invita alcuni tra i più noti musicisti italiani ad interpretare con lei capolavori della musica da camera. Molto apprezzata anche come didatta, insegna al Conservatorio di Padova. Dall’anno 2009 è titolare della cattedra di violino nell’ambito dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

ROBERTO PROSSEDA – Pianista

Roberto Prosseda ha recentemente guadagnato una notorietà internazionale in seguito alle incisioni DeccaRo dedicate a musiche inedite di Felix Mendelssohn. È vincitore di numerosi premi discografici, tra cui lo CHOC di Le Monde de la Musique-Classica, il Diapason d’Or, il Best of the Month di Classic FM. Nato a Latina, Roberto Prosseda ha intrapreso gli studi di pianoforte con Anna Maria Martinelli e Sergio Cafaro. Si è affermato in diversi concorsi internazionali (“Micheli” di Milano, “Casagrande” di Terni, “Schubert” di Dortmund, “Mozart” di Salisburgo). Dal 2005 Roberto Prosseda è invitato da importanti orchestre, tra le quali la London Philharmonic, New Japan Philharmonic, Moscow State Philharmonic, Bruxelles Philharmonic, Calgary Philharmonic e Gewandhaus Orchester. Con quest’ultima, diretta da Riccardo Chailly ha inciso il Concerto inedito in mi minore di Mendelssohn, pubblicato dalla Decca nel settembre 2009. In Italia è ospite di Serate Musicali  di Milano, dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Teatro alla Scala, Unione Musicale di Torino, Accademia Filarmonica Romana, il Teatro la Fenice di Venezia. Oltre a Mendelssohn, di cui è oggi considerato un autorevole interprete pianistico, Roberto Prosseda è particolarmente apprezzato nelle interpretazioni di Mozart, Schubert, Schumann e Chopin, autori a cui si è anche dedicato in recenti incisioni Decca. Roberto Prosseda è coideatore e coordinatore artistico della rete di musicisti “Donatori di Musica”, presidente dell’Associazione Mendelssohn Italia e consulente artistico del Festival Pontino.

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Aterballetto, principale compagnia di produzione e distribuzione di spettacoli di danza in Italia, è protagonista di un doppio appuntamento con la danza contemporanea su coreografie di William Forsythe e Mauro Bigonzetti. Esempio di bravura, padronanza tecnica e personalità scenica, l’ensemble di Aterballetto interpreterà due pezzi di grande suggestione, Workwithinwork e Le Sacre.

Il primo, su musiche di Luciano Berio, rende omaggio a William Forsythe, uno dei più importanti coreografi contemporanei, e alla sua danza che fonde tecnica e velocità.

In Le Sacre Aterballetto interpreta la particolare versione di Mauro Bigonzetti della celebre creazione di Stravinsky-Nijinsky che rappresenta insieme una sfida, un omaggio e una prova d’autore. Il risultato è un tripudio di energia primordiale ed esotica in cui il ritmo della musica diventa quasi battito cardiaco e travolge lo spettatore.

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Domenica 8 dicembre alle 18.00, dopo due anni di un intenso lavoro di documentazione e ricerca, verrà proiettato in Sala Grande il risultato di un progetto fortemente voluto dalla Fondazione del Teatro Grande che ha l’obiettivo di raccogliere, custodire, conservare e valorizzare lo straordinario patrimonio immateriale racchiuso nei racconti delle persone che in modo significativo hanno intrecciato le loro vite con la storia del teatro cittadino.

Il progetto MEMORIE – Un racconto al Grande, affidato alla sapiente regia di Maria Mauti e Giovanni Giommi, è un affascinante racconto per immagini della storia recente del Teatro Grande attraverso le voci e le testimonianze di sette speciali protagonisti: Anna Beretta Catturich, palchettista e amante della musica; Renato Borsoni, Presidente della Deputazione del Teatro Grande fino al 2010, poi vicepresidente e oggi consigliere della Fondazione; Giancarlo Facchinetti, nella Deputazione del Teatro Grande dal 1973 al 1990 e dal 1995 al 2000; Vasco Frati, Assessore alla Cultura del Comune di Brescia dal 1976 al 1981 e dal 1985 al 1987 e membro della Deputazione del Teatro Grande dal 1977 al 1994; Magda Bonci, operatrice della Biglietteria del Teatro Grande dal 1966 al 2001; Sandra Mossi, volontaria al Teatro Grande dal 1956 al 2010; Arianna Rinaldini, responsabile amministrativa e organizzativa del Teatro Grande.

La storia del teatro è, a volte, anche la storia della loro vita. Il racconto del passato si connette a quello di oggi attraverso le suggestioni, i luoghi, i simboli, gli eventi. Questo speciale “documentario” vuole essere un ritratto vibrante in cui la memoria e il presente sono in continuo dialogo. Attraverso le immagini ed i frammenti delle memorie, ne esce un racconto che narra le trasformazioni, i momenti più significativi ed emozionanti che hanno reso il Teatro Grande palcoscenico di cultura e di confronto per la Città.

TRAILER

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Un viaggio nella produzione più recente di Carlo Boccadoro, in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Dalle sonorità argentine della Sonatina per vibrafono e pianoforte, ai rapidi schizzi cameristici di North, per violino violoncello e pianoforte, passando per lo studio di forme maggiormente classiche come quelle che si ritrovano nella Seconda Sonata per pianoforte.

Ne Le Sette Stelle, per quattro strumenti, il discorso si fa sempre più ampio e complesso, in un continuo dialogo tra gli strumenti improntato a un virtuosismo strumentale assoluto e a un linguaggio di comunicativa diretta, che però non rinuncia mai al rigore e alla complessità.

PROGRAMMA

Carlo Boccadoro
Sonatina per vibrafono e pianoforte
North, per violino, violoncello e pianoforte
Hyperdrive, per clarinetto solo
Seconda Sonata, per pianoforte
Le sette Stelle, per quattro strumenti

 

Sentieri selvaggi è un gruppo formato da alcuni tra i migliori musicisti italiani uniti nel progetto di avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. È stato fondato nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto.