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L’Ensemble del Teatro Grande è nato nel 2012 come formazione musicale residente della Fondazione del Teatro Grande. Il gruppo esplora il repertorio cameristico nelle formazioni dal duo fino al quintetto con pianoforte. Nei concerti dell’Ensemble particolare attenzione viene data all’aspetto divulgativo dei capolavori della musica, dal ‘700 al contemporaneo – senza tralasciare opere di autori cosiddetti minori – nonché alle nuove proposte di compositori italiani e di autori sia emergenti, sia già affermati del territorio bresciano. L’Ensemble ospita nei suoi concerti giovani talenti e musicisti illustri del panorama nazionale e internazionale.

 

PROGRAMMA

Gabriel Fauré Trio op.120 in re minore
Gabriel Fauré Quartetto con pianoforte n.1, op.15 in do minore

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Animale è un lavoro potente e poetico firmato dalla coreografa italiana Francesca Foscarini, vincitrice del premio Danza & Danza 2018 per coreografi emergenti, e dal drammaturgo Cosimo Lopalco. Creato per il danzatore francese Roman Guion, il solo – che ha debuttato alla Biennale Danza di Venezia nel 2018 – si ispira alle opere del pittore Antonio Ligabue, alle sue scene animali e ai suoi autoritratti. Gli artisti esplorano la radice etimologica che accomuna “anima” e “animale”, riflettendo sul significato di alterità, e compongono scene di dirompente emozione in cui il mondo umano e quello animale sono dipinti in un intreccio di istinti, timori e speranze.

ANIMALE
Ideazione, Creazione Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco
Coreografia Francesca Foscarini
Interpretazione, Co­-creazione Romain Guion
Drammaturgia Cosimo Lopalco
Musiche originali Andrea Cera
Video Licorne  Maider Fortune
Disegno Luci, Cura della Tecnica Luca Serafini
Consulenza e programmazione videoproiezione Andrea Santini
Costumi Giuseppe Parisotto
Voci Miki Seltzer in Genesi 2 (19-20), Bela Lugosi in Bride of the Monster Ed Wood
Suoni Seals Martin Clarke, Summer Sunset Eckhard Kuchenbecker, Tikal Dawn Andreas Bick

Ringraziamenti a Chiara Bortoli, Alfonso Cariolato, Rocco Giansante, Perrine Villemur, Fiorenzo Zancan
Produzione VAN Ente sostenuto dal Ministero dei Beni Culturali
Co-produzione La Biennale Danza di Venezia
Con il sostegno di CSC Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa, Tanzhaus Zurich, Istituto Italiano di Cultura Parigi, Teatro Stabile del Veneto

 

Si segnala al gentile che lo spettacolo contiene nudità.

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First love è un risarcimento messo in busta e indirizzato al primo amore. È la storia di un giovane degli anni Novanta al quale non piaceva il calcio ma lo sci di fondo – e la danza, anche, ma siccome non conosceva alcun movimento si divertiva a replicare quelli dello sci, nel salotto, in camera, inghiottito dal verde perenne di una provincia del Nord Italia. Quel ragazzo ora cresciuto, non più sciatore ma danzatore, non più sulla neve ma in scena, non più agonista ma ancora agonista, per via di un’attitudine competitiva alla coreografia che non si scolla mai, nostalgica e ricorsiva, ha incontrato il suo mito di bambino, la campionessa olimpica Stefania Belmondo, ed è tornato sui passi della montagna. È giunto il tempo di gridare al mondo che quel primo amore aveva ragione d’esistere, che strappava il petto come e più di qualsiasi altro. In una rilettura della più celebre gara della campionessa piemontese, la 15 km a tecnica libera delle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, First love si fa grido di vendetta, disperata esultanza, smembramento della nostalgia.

FIRST LOVE
Un progetto di e con Marco D’Agostin
Suono LSKA
Consulenza scientifica Stefania Belmondo e Tommaso Custodero
Consulenza drammaturgica Chiara Bersani
Luci Alessio Guerra
Direzione tecnica Paolo Tizianel
Promozione Marco Villari
Organizzazione Eleonora Cavallo, Damien Modolo
Progetto grafico Isabella Ahmadzadeh
Produzione VAN 2018
Coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Torinodanza festival e Espace Malraux – scène nationale de Chambéry et de la Savoie, nell’ambito del progetto Corpo Links Cluster, sostenuto dal Programma di Cooperazione PC INTERREG V A – Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020)
In collaborazione con Centro Olimpico del Fondo di Pragelato
Progetto realizzato in residenza presso la Lavanderia a Vapore, Centro Regionale per la Danza
Con il supporto di ResiDance XL, inTeatro

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In collaborazione con Settimane Barocche di Brescia

Presentato dalla critica come uno degli interpreti emergenti del barocco italiano, Raffaele Pe è oggi nel novero dei cantanti di spicco per il repertorio che spazia dal recitar cantando fino alla produzione operistica del XVIII secolo. Il raffinato programma proposto nel concerto Alessandro Scarlatti. Concerti Sacri è il seguito di un progetto discografico che ha impegnato Raffaele Pe e l’ensemble barocco La Lira di Orfeo nei mesi scorsi e che è stato pubblicato nel mese di dicembre 2018. Il progetto mette in luce la forma quasi melodrammatica che Scarlatti applica a queste pagine: come ha dichiarato lo stesso Raffaele Pe in una recente intervista «La rivelazione divina per Scarlatti è sempre il motore di una straordinaria invenzione musicale. Che racconta l’uomo. E dunque qualcosa di noi».

PROGRAMMA

Alessandro Scarlatti   Salve Regine per canto e archi
Arcangelo Corelli   Sonata in re maggiore n.12, op.1
Alessandro Scarlatti   De tenebroso lacu
Giuseppe Valentini   Sonata in mib maggiore n.7, op.5 ‘La Corelli’
Alessandro Scarlatti   Totus amore languens

 

LA LIRA DI ORFEO
Violino Andrea Rognoni
Violino Luca Giardini
Viola Maria Bocelli
Violoncello Alessandro Palmeri
Contrabbasso Alberto Lo Gatto
Organo Davide Pozzi

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Il programma Quasi una fantasia riunisce alcune composizioni di epoche diverse che hanno in comune il titolo o l’ispirazione. Nelle forme musicali, Fantasia è associabile a tutto ciò che ha a che fare con l’improvvisazione, con il libero fruire del discorso musicale senza vincoli di strutture precostituite. Fantasia è però anche un pretesto, il tentativo di accostarsi a una forma e scardinarla al suo interno. Così, con questo termine, molti grandi compositori ci hanno lasciato alcuni dei loro lavori più rappresentativi e che segnano un momento importante dell’evoluzione del linguaggio musicale. Se Carl Philipp Emanuel Bach, con la sua Fantasia in fa diesis minore, esplorava il mondo dello “stile sensibile”, del lato più oscuro delle nostre emozioni, Mendelssohn, con una composizione di analogo titolo e tonalità, forzava i legami e i vincoli della “forma sonata”; Brahms intitola Fantasien il ciclo di pezzi pianistici dell’op. 116, brevi intermezzi dalle densità estreme, dagli abissi insondabili. Cuore del programma è Sur le tombeau de Pergolesi – epigramma quasi una fantasia dello stesso Sciortino, un ritratto del grande compositore di Jesi che si intravede attraverso echi e stilemi del tastierismo barocco. Conclude il programma la Ciaccona di Bach-Busoni, vero caposaldo del repertorio, nel quale il gesto della trascrizione e rielaborazione pianistica si coniuga con la tecnica della variazione.

 

PROGRAMMA

Carl Philipp Emanuel Bach Fantasia in fa diesis minore
Felix Mendelssohn-Bartholdy Fantasia in fa diesis minore per pianoforte Sonate écossaise, op. 28, MWV U 92
Orazio Sciortino Sur le tombeau de Pergolesi – epigramma quasi una fantasia
Carl Philipp Emanuel Bach Fantasia Wq. 61 in do maggiore
Johannes Brahms Sette fantasie per pianoforte op. 116
Johann Sebastian Bach/Ferruccio Busoni Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore

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Compagnia TPO in coproduzione con Tong Production | Teatro Metastasio di Prato
Direzione artistica Francesco Gandi, Davide Venturini
Basato su un’idea di Lizhu Ren
Coreografia Daniele Del Bandecca, Martina Gregori
Visual design Elsa Mersi
Sound design Spartaco Cortesi
Computer engineering Rossano Monti
Costumi Chiara Lanzillotta
Oggetti di scena Livia Cortesi

 

COMPAGNIA TPO
Teatro visivo, emozionante, immersivo: negli spettacoli del TPO il protagonista è lo spazio scenico, le immagini, i suoni, i colori. Grazie all’uso di tecnologie interattive ogni spettacolo si trasforma in un ambiente “sensibile” dove sperimentare il confine sottile tra arte e gioco. Danzatori, performer e il pubblico stesso interagiscono insieme esplorando nuove forme espressive oltre le barriere di lingua e cultura. Il lavoro della Compagnia TPO è frutto della collaborazione di un team poliedrico e affiatato di autori provenienti da diverse discipline delle arti visive e performative. Gli spettacoli prodotti si caratterizzano per l’uso di proiezioni di grande formato, la creazione di ambienti teatrali immersivi e l’impiego di tecnologie interattive alcune delle quali specificatamente sviluppate dalla compagnia per i propri spettacoli. Grazie a queste tecnologie vengono creati ambienti teatrali “sensibili” dove i bambini possono esplorare lo spazio e scoprire così che questo risponde in un “certo modo” alle loro azioni; si crea quindi una relazione attiva tra loro e la scena, una forma di dialogo con spazio, forme e suoni, che diventa esperienza artistica. Negli spettacoli del TPO il ruolo dei performer assume una valenza particolare: grazie agli effetti interattivi i danzatori “dipingono” e “suonano” in scena usando il corpo o il movimento ma soprattutto invitano i bambini a esplorare lo spazio con un approccio teatrale che privilegia l’uso del corpo e dello sguardo.

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Laboratori, installazioni, performance per l’infanzia

Forte della numerosa partecipazione dei precedenti appuntamenti, l’iniziativa Il Grande per i piccoli torna a coinvolgere bambini e famiglie, avviandoli ai linguaggi della contemporaneità attraverso attività pluridisciplinari. Gli spazi noti e meno noti del Teatro Grande accoglieranno esperienze creative appositamente ideate e realizzate per i bambini e gli adulti in un percorso che si snoda tra arte, illustrazione, architettura, spettacolo, scienza e tecnologia. Al termine della giornata si terrà in Sala Grande lo spettacolo La casa del Panda della Compagnia TPO.

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L’Ensemble del Teatro Grande è nato nel 2012 come formazione musicale residente della Fondazione del Teatro Grande. Il gruppo esplora il repertorio cameristico nelle formazioni dal duo fino al quintetto con pianoforte. Nei concerti dell’Ensemble particolare attenzione viene data all’aspetto divulgativo dei capolavori della musica, dal ‘700 al contemporaneo – senza tralasciare opere di autori cosiddetti minori – nonché alle nuove proposte di compositori italiani e di autori sia emergenti, sia già affermati del territorio bresciano. L’Ensemble ospita nei suoi concerti giovani talenti e musicisti illustri del panorama nazionale e internazionale.

 

ENSEMBLE DEL TEATRO GRANDE
Violoncelli Alfredo Persichilli, Andrea Scacchi, Sara Anne Spirito, Andrea Cavuoto, Gianluca Muzzolon, Giovanni Ricciardi, Caterina Ferraris, Giulio Cazzani

 

 

PROGRAMMA

Edvard Grieg Fra Holbergs tid (Dai tempi di Holberg)
Suite in stile antico – versione per archi, op. 40/1 (arr. Seymour)
Krzysztof Penderecki Agnus Dei per otto violoncelli
Heitor Villa-Lobos Bachianas brasileiras n. 1 per otto violoncelli

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Maestro del corpo, la cui danza è stata definita una scultura d’aria, di luoghi, di tempo, Saburo Teshigawara è riconosciuto non solo come coreografo e danzatore, ma anche per le sue qualità nel campo delle arti visive. Al Teatro Grande di Brescia presenta la sua recente creazione Tristan and Isolde ispirata all’opera di Richard Wagner. Lo spettacolo – magistralmente interpretato dallo stesso Teshigawara e dalla danzatrice Rihoko Sato – incarna la celebre storia degli infelici amanti, in un continuo dialogo tra i corpi dei due danzatori che diventano messaggeri di un’esperienza sensoriale altrimenti indicibile.

 

 

Musica in un ondeggiante continuo e corpi che riempiono lo spazio.
Nasce un’incessante melodia modulare che non raggiunge alcun luogo.
Così sono impossibili l’amore e la morte.
Saburo Teshigawara

Musica estratti dall’opera Tristan und Isolde di Richard Wagner
Coreografia e design luci Saburo Teshigawara
Interpreti Rihoko Sato, Saburo Teshigawara
Coordinatore tecnico e assistenza alle luci Sergio Pessanha
Assistente di produzione e sartoria Emiko Murayama
Produzione KARAS
Distribuzione International Music and Arts
Prima assoluta 8, giugno 2016, Tokyo_KARAS APPARATUS
Prima italiana 31 ottobre 2017, Reggio Emilia_Teatro Ariosto

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In un’epoca in cui il mondo occidentale sembra affrontare un nuovo medioevo inteso come sfiducia nella cultura e nel sapere e smarrimento del senso del sacro, Vinicio Capossela sceglie di pubblicare un canzoniere che, evocando un medioevo fantastico fatto di bestie estinte, creature magiche, cavalieri erranti, fate e santi, mette in mostra le similitudini e il senso di attualità che lo legano profondamente alle cronache dell’oggi. Il racconto e il canto divengono strumento per tentare un riavvicinamento al sacro e alle bestie, indispensabile punto di accesso al mistero della natura, anche umana. La forma scelta da Capossela per questa sua nuova impresa artistica è quella della ballata, come occasione di pratica metrica e di svincolamento dalla sintesi. La ballata prende il caos delle parole in libertà, l’esperienza liquida del divenire, le riduce a storia e le compone nel fluire di strofe.

 

Serata realizzata in collaborazione con