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Le classique c’est chic! è una piattaforma progettuale nata come percorso di ricerca con l’obiettivo di decolonizzare l’immaginario della tecnica classica e di fornire a più persone possibili strumenti di comprensione e di riappropriazione del proprio corpo.  Le lezioni per non professioniste e non professionisti costituiscono il cuore di questa progettualità. Portare questa pratica nello spazio pubblico, cercando di attraversare luoghi popolati e vissuti, innesca una reazione di spaesamento: ci si trova davanti a un oggetto non identificato, e si riceve al contempo un invito a prenderne parte. Si crea quindi una comunità estemporanea, variopinta e intergenerazionale: chi aveva previsto di partecipare e chi accoglie l’invito sul momento, chi si mette in gioco e chi resta a guardare con curiosità. Emerge la gioia di chi partecipa: corpi che si sono sentiti esclusi e inadeguati, finalmente occupano tutto lo spazio di cui hanno bisogno. Si espandono e si riattivano, respirano e lo fanno nello spazio pubblico, in una dimensione collettiva, senza pareti, senza uno specchio, senza giudizio. E la magia sembra riemergere, nella meraviglia dei corpi in movimento.

Un progetto a cura di Anna Basti.

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Sonoma combina il termine greco soma (corpo) e il termine latino sonum (suono) per dare vita a una creazione emersa dalla necessità di tornare all’origine, al corpo, alla carne. E da quella carne e materia organica, ci si può perdere in un viaggio che fluisce tra sogni e finzione, dove l’umano incontra l’incredibile. Il surrealismo di Luis Buñuel, insieme ai richiami a una dimensione quasi medievale, danno vita a un’ambientazione a cavallo tra la fede gesuitica e la libertà surrealista alla base di una coreografia in cui 9 danzatrici sono protagoniste assolute: quasi sempre compatte, cambiano abito in base a forme immaginative che rimandano alla cultura spagnola, alle sette religiose e alle comunità rurali. I motivi floreali sono sostituiti dal cupo nero dei penitenti, dei lutti, e dalla candida bianchezza dei lunghi vestiti infantili completati da corone di fiori sulla testa. Sonoma è quindi il grido dell’uomo soggetto a questo ritmo, il limite della sua esistenza; è qui che emerge il lamento primitivo del corpo, il battito dell’umanità per sopravvivere e sentirsi viva.

Concept e direzione artistica Marcos Morau
Direzione di produzione Juanma G. Galindo
Choreografia Marcos Morau in collaborazione con le danzatrici
Danzatrici Lorena Nogal, Marina Rodríguez, Ariadna Montfort, Núria Navarra, Àngela Boix, Laia Duran, Anna Hierro, Alba Barral, Julia Cambra
Testo El Conde de Torrefiel, La Tristura, Carmina S. Belda
Répétiteurs Estela Merlos, Alba Barral
Collaborazione artistica e drammaturgica Roberto Fratini
Assistente vocale Mònica Almirall
Direzione tecnica e light design Bernat Jansà
Direzione di scena, attrezzeria, effetti speciali David Pascual
Musiche originali e sound design Juan Cristóbal Saavedra
Sound in tour Iñaki Varela
Voce María Pardo
Set design Bernat Jansà, David Pascual
Costumi Silvia Delagneau
Realizzazione costumi Mª Carmen Soriano
Copricapi Nina Pawlowsky
Maschere Juan Serrano – Gadget Efectos Especiales
Realizzazione marionette Martí Doy
Attrezzeria Mirko Zeni
Produzione e logistica Cristina Goñi Adot, Angela Boix

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La compositrice Caroline Shaw, vincitrice del Premio Pulitzer, rivela tutte le sfaccettature della sua dinamica musicalità in questa collaborazione con l’Attacca Quartet, gruppo newyorkese vincitore di un Grammy. La sua è un’arte che dialoga con la musica del passato senza però temere la sperimentazione.

ATTACCA QUARTET
Amy Schroeder violino
Domenic Salerni violino
Nathan Schram viola
Andrew Yee violoncello 

Caroline Shaw voce e viola

PROGRAMMA
Musiche di Caroline Shaw e Felix Mendelssohn.

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La storia è costituita da una somma di eventi generati da vite piccole piccole, da quotidianità che scorrono lentamente, in apparenza senza lasciare traccia. E che invece, giorno dopo giorno, creano salienti “pressioni” di carattere sociale, economico, ambientale, culturale… Nei secoli queste “pressioni” si sono incarnate all’improvviso in figure eccezionali o hanno preso forma in svolte inattese, repentine.

La prima edizione del Brescia Storia Festival è dedicata ai giorni fatali che hanno plasmato, lasciato un segno indelebile nelle società di ogni tempo. Se ne racconteranno i momenti cruciali, le deflagrazioni; ma, con non minore attenzione, anche le cause e le conseguenze, spesso da riferirsi proprio al comune vivere sotteso.

In collaborazione con Editori Laterza.

 

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L’Ensemble barocco Domani l’Aurora, guidato da Giulio Francesco Togni in veste anche di clavicembalista, propone un concerto dedicato alla nascita del “nuovo sentimento” musicale del Seicento: quella seconda pratica in cui la musica, liberandosi dai vincoli più rigidi della tradizione rinascimentale, si piega agli affetti, alla parola e al gesto teatrale, inaugurando un linguaggio espressivo e modernissimo anche sul piano strumentale. Il programma attraversa la Venezia del XVII secolo come laboratorio di questo stile, con pagine di Claudio Merulo – legato anche a Brescia – e di Dario Castello, “capo de gl’istromenti da fiato” a San Marco, accanto alla maturità barocca di Giovanni Legrenzi e al violino “parlante” del bresciano Biagio Marini. Sullo sfondo, la lezione di Monteverdi e Cavalli fornisce il quadro estetico entro cui anche la musica strumentale si sviluppa. Ne risulta un itinerario compatto ma articolato, in cui antica disciplina e nuova teatralità, Venezia e il suo entroterra, si intrecciano dando voce a quel “nuovo sentimento” barocco che ancora oggi ci sorprende per forza e attualità.

ENSEMBLE DOMANI L’AURORA
Matteo Rozzi violino primo
Arianna Brandalise violino secondo
Martina Pettenon viola
Luca Strozzo violoncello
Paolo Iseppi contrabbasso
Stefan Sandru tiorba
Giulio Francesco Togni clavicembalo e concertatore

PROGRAMMA
Giovanni Legrenzi, da La morte del cor penitente, Sinfonia
Biagio Marini, Passacalio à 3 & à 4
Dario Castello, Sonata Decima Quinta à 4
Claudio Merulo, Toccata prima dell’undecimo detto quinto tono
Biagio Marini, Sonata in Eco à tre violini
Girolamo Frescobaldi, Cento Partite sopra Passacagli
Claudio Monteverdi, dal VII libro di Madrigali, Sinfonia
Dario Castello, Sonata Quarta à due soprani
Marco Uccellini, Sinfonia Decima nona a tre violini
Francesco Cavalli, da La Calisto, Atto III, scena VIII Sinfonia
Francesco Cavalli, da La Calisto, Atto III, scena VIII Chiacona
Claudio Monteverdi, da Orfeo, Atto III, Sinfonia
Dario Castello, Sonata Decima Sesta à 4

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La nostalgia non è forse il maglione mentale che avvolge i ricordi che danzano nella nostra mente?
Nel corso degli anni ho creato lavori che richiamano l’incrocio tra la musica classica e la nascita dell’hip hop nella mia vita, ma le voci della pop anni ’80 e ’90 e della New Wave hanno intrecciato profondamente i miei interessi e le mie esperienze. Volevo creare un’opera che rendesse omaggio a un altro lato delle mie influenze, che mettesse in luce una parte molto particolare di ciò che significava ballare sul retro degli scuolabus gialli e neri dei miei anni delle elementari e delle medie, su una musica fatta in egual misura di M/A/R/R/S, Suzanne Vega, Salt-N-Pepa, The B-52’s, LL Cool J e Prince. Con la nascita della cultura del videoclip nei primi anni ’80, un risveglio di fantasia, cultura di strada e una popolare ibridazione delle forme sembravano indicare la direzione del futuro. Quell’ibridazione parla della volontà di fondere vocabolari di movimento diversi, includendo la tecnica del balletto e una forte influenza della qualità “release-based” per questo nuovo lavoro, intitolato Cassette Vol. 1.
Sebbene non limitato esclusivamente alla pratica release-based, le influenze di Trisha Brown, Bill T. Jones, Kevin Wynn — tra molti altri — emergono lungo tutto il percorso di questa creazione. I vocabolari di movimento utilizzati intendono onorare una linea di ascendenza coreografica che forse non è evidente a tutti, mettendo al contempo in risalto la natura non monolitica dell’esperienza e della ricezione culturale Black all’interno della cultura americana. Cassette Vol. 1 è al tempo stesso esagerazione e critica. Nel suo nucleo, mira a creare uno spazio per il ridicolo e per il referenziale. C’è spazio per ridere degli eccessi e per commuoversi davanti alla sottile umanità dei ricordi perduti. (Kyle Abraham)

Coreografia Kyle Abraham in collaborazione con A.I.M
Scene, luci e video design Dan Scully
Design costumi Karen Young e Kyle Abraham
Editor suono Sam Crawford e Kyle Abraham
Editor video Simon Harding
Consulente artistica Risa Steinberg
Cassette Vol.1 è co-commissionato da International Summer Festival Kampnagel (Hamburg, Germany), Festspielhaus St. Pölten (AT), Tangente St. Pölten-Festival für Gegenwartskultur and PEAK Performances, Montclair State University.
Lead Sponsorship per Cassette Vol.1 da parte di Ed Bradley Family Foundation. Cassette Vol.1 è supportato da Torrence Boone.

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In un futuro possibile, inginocchiati in cerchio in un campo indefinito e in attesa di un ritorno alla vita, un gruppo di bambini si anima in una danza. Da questa immagine, ispirata alla mostra personale di Berruti “C’è troppa luce per non credere nella luce” (Belgrado 2011), il progetto di YoY Performing Arts prende vita. Ti ricordi il futuro? nasce dall’idea di esplorare le molteplici possibilità interpretative del futuro e dell’utopia, intesi come spazi in cui speranze, ideali, incertezze e paure si intrecciano e affiorano nella vita degli uomini, per diventare tracce di pensieri dimenticati. L’utopia, rappresentazione fantastica, è qualcosa di fragile e prezioso, ma anche di fondamentale importanza per la nostra immaginazione e il nostro sguardo verso ciò che verrà. Scrutare, aspettare, immaginare che “tutto possa ancora avvenire” è il materiale poetico che definisce le qualità drammaturgiche della performance. Ti ricordi il futuro? ci presenta il paradosso del tempo: passato, presente e futuro si intrecciano e ci lasciano uno spazio poetico in cui poter immaginare ciò che verrà (o riflettere su ciò che è già accaduto).

Ideazione YoY Performing Arts
Coreografia Emma Zani e Roberto Doveri
Musiche Timoteo Carbone
Opere Valerio Berruti
Costumi Hache Official
Con il sostegno di Intercettazioni Centro Di Residenza Artistica Della Lombardia/Circuito Claps e Derida Dance Company
In collaborazione con Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale e Amat/Civitanova Danza
Progetto Selezionato Per Il Bando Acasa Di Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza Per Il Biennio 24-25
Progetto Finalista Di Dna Appunti Coreografici 2024 E Twain Direzioni Altre 2024

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Ispirandosi al celebre passaggio della Madeleine di Marcel Proust, Tansini indaga come le esperienze sensoriali possano far collassare passato e presente, risvegliando corpi non addomesticati. Al centro del progetto c’è il linguaggio fisico distintivo di Tansini, un’esplorazione del corpo come organismo instabile e trasformativo. Il suo lavoro trascina il pubblico in uno stato di percezione intensificata, dove ciò che sembra ordinario si carica di intimità e intensità. Lo spazio di presentazione non funge solo da sfondo, ma è parte integrante della coreografia. Il risultato è un’esperienza che si colloca “tra il grezzo e il raffinato, tra il formale e il selvaggio”, assemblando e riassemblando continuamente frammenti del mondo circostante: distanze, colori, silenzi, assenze, rumori, voci, pelli. Momenti di lucidità e chiarezza formale lasciano il posto a momenti di dissoluzione, creando la sensazione di essere ancorati al presente e allo stesso tempo di scivolare in uno spazio al di là del tempo ordinario.

Progetto, coreografia Stefania Tansini
Drammaturgia sonora Enrico Malatesta
Luci Elena Gui
Costumi Chiara Venturini, Stefania Tansini
Organizzazione e promozione Federica Parisi
Co-prodotto da Nanou Associazione Culturale, Orbita | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza
Con il sostegno produttivo di Fondazione Teatro Grande di Brescia, I Teatri di Reggio Emilia | Festival Aperto, Torinodanza Festival
Con il supporto di Étape Danse | network di Fabrik Potsdam (DE), Bureau du Théâtre et de la Danse (DE), La Briqueterie CDCN (FR), Mosaico Danza/ Festival Interplay (IT), in partnership con Lavanderia a Vapore/ PDV e Torinodanza Festival / Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Lavanderia a Vapore | residenze coreografiche, L’arboreto Centro di Residenza Emilia-Romagna
Ringraziamenti a Chiara Organtini, Carolina Ellero, Valentina Foschi, Teodora Grano
Partner Produttivi In Dialogo – Madeleine 2026: FOG Performing Arts Festival | Triennale di Milano, Centro Nazionale della Danza Virgilio Sieni, BolzanoDanza, Romaeuropa Festival, Oriente Occidente

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Il 3 novembre l’Ensemble del Teatro Grande si cimenterà ancora una volta con un “tardo” Brahms, il Quintetto per archi op. 111, dove il materiale è sublimato con raffinatezza estrema e profondità massima. Preceduto dal giovanissimo Milhaud, in una delle sue prime opere: fresca, volutamente ingenua, con la volontà di fare tabula rasa dei vecchi maestri, quasi a parodiare la tradizione.

ENSEMBLE DEL TEATRO GRANDE
Marco Mandolini violino
Daniele Richiedei violino
Margherita Sarchini, Federico Maria Fabbris viola
Paolo Bonomini violoncello 

PROGRAMMA
Johannes Brahms, Quintetto per archi, op. 111
Darius Milhaud, Quartetto n. 1, op. 5

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Una delle orchestre più affermate del panorama internazionale guidata da uno dei Direttori d’orchestra più amati e ammirati al mondo. Un programma dedicato alla musica di Brahms, accostata alle note di Antonín Dvořák, e la partecipazione di un pluripremiato pianista rendono questo appuntamento uno dei più importanti della Stagione del Teatro Grande.

PROGRAMMA
Johannes Brahms, Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra, op. 15
Antonín Dvořák, Sinfonia n. 7, op. 70