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L’Ensemble del Teatro Grande è nato nel 2012 come formazione musicale residente della Fondazione del Teatro Grande. Il gruppo esplora il repertorio cameristico nelle formazioni dal duo fino al quintetto con pianoforte. Nei concerti dell’Ensemble particolare attenzione viene data all’aspetto divulgativo dei capolavori della musica, dal ‘700 al contemporaneo – senza tralasciare opere di autori cosiddetti minori – nonché alle nuove proposte di compositori italiani e di autori sia emergenti, sia già affermati del territorio bresciano. L’Ensemble ospita nei suoi concerti giovani talenti e musicisti illustri del panorama nazionale e internazionale.

 

PROGRAMMA

Camille Saint-Saëns Quartetto con pianoforte op.41 in si bemolle maggiore
Camille Saint-Saëns Settimino in mi bemolle maggiore, op. 65

 

ENSEMBLE DEL TEATRO GRANDE
Tromba Marco Toro
Violino Marco Mandolini
Violino Daniele Richiedei
Viola Joël Imperial
Violoncello Sandro Laffranchini
Contrabbasso Giorgio Galvan
Pianoforte Andrea Rebaudengo

 


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Torna nella Stagione della Fondazione Yuja Wang, star internazionale della musica classica: pianista cinese di eccezionale talento, a soli 32 anni ha già incantato le platee di tutto il mondo, esibendosi a fianco delle più illustri orchestre e dei più grandi direttori. Il concerto del 26 marzo la vedrà insieme ad un altro eccelso musicista, il clarinettista austriaco Andreas Ottensamer che con la sua maestria tecnica ha catturato pubblici e critici di tutto il mondo. Il programma del concerto prevede nella prima parte la Première rhapsodie per clarinetto e pianoforte di Claude Debussy e la Sonata n. 1 per clarinetto e pianoforte op. 120 n. 1 di Johannes Brahms. Nella seconda parte verranno eseguiti Lieder ohne Worte op. 62 n. 2, Lieder ohne Worte op. 102 n. 1 e Lieder ohne Worte op. 30 n. 6 di Felix Mendelssohn con arrangiamento di Andreas Ottensamer e la Sonata per clarinetto e pianoforte n. 2 op. 120 n. 2 di Johannes Brahms

 

PROGRAMMA

Claude Debussy Première Rhapsodie, L 124a per clarinetto e pianoforte
Johannes Brahms Sonata n. 1 per clarinetto e pianoforte, op. 120 n. 1
***
Felix Mendelssohn / arr. Andreas Ottensamer Lieder ohne Worte op. 62 n. 2

Lieder ohne Worte op. 102 n. 1

Lieder ohne Worte op. 30 n. 6

Johannes Brahms Sonata per clarinetto e pianoforte n. 2, op. 120 n. 2

 

 


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Il potere è ambivalente. Ha associato o diviso gli uomini, si è sposato con la giustizia o si è manifestato nel modo più brutale. Nelle forme più diverse ha attraversato la storia, incarnandosi in un ristretto numero di persone che sono divenute simboli destinati a proiettarsi nei secoli. Nel passato come oggi il potere non si personifica soltanto nelle azioni di scaltri simulatori, trascinatori di folle, dittatori feroci: sono molteplici i suoi volti e gli strumenti per esercitarlo. Sei grandi storici ci raccontano cosa è avvenuto nel mutare dei secoli.

 

ALBERTO MARIO BANTI
NAPOLEONE, IL POTERE DELLE IDEE

È con lui che si afferma la prima dittatura “democratica”, formalmente ratificata da un plebiscito popolare; è lui che compie il gesto inaudito di incoronarsi “Imperatore” da solo; è sempre lui che, distribuendo potere ai suoi familiari, pare riconfermare il valore ereditario del sangue… Tutto questo dallo stesso uomo che, prima di ogni battaglia, per anni aveva caricato di entusiasmo e infinita fiducia i suoi soldati, facendo leva sul valore universale delle idee egualitarie della Rivoluzione.


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Progetto realizzato con la collaborazione artistica di Emanuele Maniscalco e Luigi Radassao.

Dopo lo straordinario successo delle prime tre edizioni, la Grande Notte del Jazz torna nel 2020 a invadere il Teatro Grande con la sua molteplicità di appuntamenti performativi con il jazz. Il prossimo 4 aprile il Teatro Grande si trasformerà nuovamente in un grande hub multimediale, aprendosi a incontri, performance, laboratori e concerti.


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Le Sonate per violino e pianoforte di Mozart le si ascolta di rado, e quasi mai tutte insieme. Quando succede è più spesso in disco che in sala da concerto. Sono un’integrale rara, dunque. Qui si eseguono tutte, intendendo con questo le Sonate mature, scritte a partire dai ventidue anni. Mozart ne aveva già scritte ben 16 – e un Minuetto composto a sei anni era stata la sua prima composizione pubblicata -, ma si trattava di Sonate come si scrivevano allora: quasi delle Sonate per pianoforte solo, con una parte accessoria e gregaria di violino, che si poteva tralasciare. Queste, le nostre, rappresentano una rivoluzione, perché per la prima volta viene messa in scena l’azione, si potrebbe dire il conflitto, tra due personalità diverse, due psicologie, quelle dei due strumenti, che hanno valori e istanze non sempre coincidenti e si misurano su un piano di parità. Un seme gettato nel futuro, ad aprire uno spazio, creare un genere, che porterà alla “Sonata a Kreutzer”, alle Sonate di Brahms, e a tutte le altre grandi e meravigliose Sonate dell’Otto e Novecento, il cui frutto non dovrà maturare perché è del tutto compiuto già in Mozart. È l’inganno della scrittura mozartiana, che in un involucro splendente di eleganza nasconde, vela, le tensioni di un mondo interiore ricchissimo, e straordinariamente capace di parlarci ancor oggi.

Fulvio Luciani

 

LE SONATE DI MANNHEIM
PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart Sonata in sol maggiore K.301 (Mannheim, 1778)
Sonata in mi bemolle maggiore K.302 (Mannheim, 1778)
Sonata in do maggiore K.303 (Mannheim, 1778)
Sonata in la maggiore K.305 (Mannheim, 1778)
Sonata in do maggiore K.296 (Mannheim, 1778)

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…sembrava una replica come tutte le altre, ma quella notte i personaggi si ribellarono al proprio autore dando vita ad una nuova musica, ad una nuova opera.
Chi avrà ucciso veramente Gilda? Sarà il pubblico a scoprirlo e a decidere il finale di uno spettacolo musicale interattivo, unico nel suo genere…
Lo spettacolo è una nuova esperienza immersiva di teatro musicale: il linguaggio musicale di questo spettacolo parte da Rigoletto di Giuseppe Verdi e, quasi come un pretesto, arriva a un linguaggio contemporaneo, anche elettronico ma con le radici ben salde nella tradizione operistica.

 

Musica di Enrico Melozzi
Tratto da Rigoletto di Giuseppe Verdi
In co-produzione con Festival Verdi, Teatro Regio di Parma


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Ghost è la nuova creazione di Barokthegreat, ideata dal duo composto dalla coreografa e danzatrice Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib, con la collaborazione del regista-designer londinese Simon Vincenzi. Ghost prende ispirazione dalla cultura footwork, genere di street dance che è anche uno stile di vita, una forma d’espressione di catarsi dello sforzo fisico che Sonia Brunelli studia da tempo. Il footwork nasce a Chicago verso la fine degli anni ’90 imponendosi come una nuova tendenza delle sottoculture urbane. Le sessioni di footwork sono battles, eventi di gruppo in cui i danzatori al centro della scena sfidano l’occhio di chi guarda. Con una musica sparata a ritmi mozzafiato -da 155 a 165 bpm- prodotta da dj legati alla musica Juke e House, il gioco di gambe è puro esercizio di velocità. I piedi di questi virtuosi scompaiono in un flusso di movimenti scattanti come una scia, in un’ipnotica eruzione di ritmi sotto un busto praticamente fermo. I migliori footworkers leggono la musica come una mappa, riuscendo a incorporare nei movimenti le variazioni più sottili di dinamica e ritmo, in cui sincopi e convulsioni sono disegnati per scolpire il corpo del danzatore. Con Ghost, in un processo di lenta astrazione, Brunelli riesce a far emergere l’aspetto più fantasmatico di gambe e piedi di un corpo danzante, membra che sembrano prendere vita da sole uscendo dal corpo, sotto il comando di un beat a sua volta in accelerazione composto e generato con una drum machine Roland TR-8S.

 

Concept Barokthegreat
Danza e coreografia Sonia Brunelli
Musica Leila Gharib
Cooperazione artistica Simon Vincenzi
Coproduzione Schauspiel Leipzig, Xing/Live Arts Week
Con il supporto di CiCi Centro interdisciplinare di Cultura italiana – Universität Leipzig

 

 


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Nel suo Pulse Constellations, il coreografo e danzatore Gabriel Schenker smonta e ricostruisce la complessa rete degli strati pulsanti della composizione. Un caleidoscopio di impulsi e movimenti attraversano il suo corpo in ritmi sovrapposti. Con la sua performance, Schenker esplora i limiti tra ciò che è matematico e ciò che è biologico, l’esattezza dell’impulso digitale della musica elettronica e l’analoga imperfezione della danza, i margini tra ciò che è “danzabile” e ciò che è udibile.

Ideazione e performance Gabriel Schenker
Musica John McGuire Pulse Music III

 

 


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Le Sonate per violino e pianoforte di Mozart le si ascolta di rado, e quasi mai tutte insieme. Quando succede è più spesso in disco che in sala da concerto. Sono un’integrale rara, dunque. Qui si eseguono tutte, intendendo con questo le Sonate mature, scritte a partire dai ventidue anni. Mozart ne aveva già scritte ben 16 – e un Minuetto composto a sei anni era stata la sua prima composizione pubblicata -, ma si trattava di Sonate come si scrivevano allora: quasi delle Sonate per pianoforte solo, con una parte accessoria e gregaria di violino, che si poteva tralasciare. Queste, le nostre, rappresentano una rivoluzione, perché per la prima volta viene messa in scena l’azione, si potrebbe dire il conflitto, tra due personalità diverse, due psicologie, quelle dei due strumenti, che hanno valori e istanze non sempre coincidenti e si misurano su un piano di parità. Un seme gettato nel futuro, ad aprire uno spazio, creare un genere, che porterà alla “Sonata a Kreutzer”, alle Sonate di Brahms, e a tutte le altre grandi e meravigliose Sonate dell’Otto e Novecento, il cui frutto non dovrà maturare perché è del tutto compiuto già in Mozart. È l’inganno della scrittura mozartiana, che in un involucro splendente di eleganza nasconde, vela, le tensioni di un mondo interiore ricchissimo, e straordinariamente capace di parlarci ancor oggi.

Fulvio Luciani

 

IN MORTE DELLA MADRE
PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart Sonata in mi minore K.304 (Parigi, 1778)
Sonata in re maggiore K.306 (Parigi, 1778)
Sonata in fa maggiore K.376 (Vienna, 1781)
Sonata in fa maggiore K.377 (Vienna, 1781

 

 


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Il Ridotto accoglie un particolare progetto che in due appuntamenti intende illustrare lo stretto legame che nell’era moderna ha unito musica e filosofia. Gli Incontri tra filosofia e musica si terranno il 7 e il 14 maggio. Il primo vedrà protagonisti Ruggero Ruocco al pianoforte e il musicologo Augusto Mazzoni in un recital pianistico con presentazione che proporrà brani composti da celebri filosofi.

Augusto Mazzoni relatore
Ruggero Ruocco pianoforte

 

PROGRAMMA

Johann Baptist Cramer Il sogno di Rousseau
Johann Friedrich Herbart Sonata
Friedrich Nietzsche Pezzi pianistici
Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno Pezzi pianistici
Emanuele Severino I pensieri delle Parche

 

 


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