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Che cosa facciamo? Come stiamo? Che cosa ce ne facciamo di questa vita, in questo corpo, in questa situazione?

Dopo la coreografia My Body solo, Stefania Tansini ancora una volta si sofferma su alcune questioni esistenziali andando a completare con My Body trio un percorso legato alla composizione umana, alla ricerca della verità intima tra tre esseri umani. I movimenti dei tre danzatori ricamano incessantemente lo spazio in una tensione duplice: da un lato mantenere intatta la dimensione comunitaria, dall’altro tenere salda la propria autonomia e libertà individuale. Due prospettive complementari, due modalità di essere, di stare, di fare che creano un continuo desiderio di incontro.
Stefania Tansini ha vinto il Premio UBU 2022 come migliore attrice/performer under35.

Progetto, coreografia Stefania Tansini
Danzatori Barbara Carulli, Filippo Porro, Stefania Tansini
Luci Matteo Crespi
Coproduzione Romaeuropa Festival, Fondazione Teatro Grande di Brescia, Nanou Associazione Culturale
Con il sostegno di Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, Bando Toscana Terra Accogliente promosso da RAT Residenze Artistiche della Toscana (Anghiari Dance Hub, Con.Cor.D.A. Sosta Palmizi), in collaborazione con Teatro Metastasio di Prato, Fondazione Toscana Spettacolo e Centro di Produzione della Danza Virgilio Sieni, Teatro Petrella di Longiano, Masque Teatro
Foto e video Luca Del Pia
Tecnico luci Omar Scala 

DURATA: 45 minuti

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Il gesto e la musica creano uno spazio di improvvisazione e condivisione in cui i due artisti dialogano alla ricerca di punti di contatto e di fuga. Le sonorità di Saturnino, compositore e bassista tra i più acclamati della sua generazione, e il movimento di Nicola Galli, giovane e pluripremiato coreografo italiano, disegnano una partitura coreografica e sonora di grande intensità.

Coreografia e interpretazione Nicola Galli
Musiche Saturnino

 

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Israel Galván si è formato nel flamenco classico fin dalla giovane età ed è oggi uno dei danzatori e coreografi più conosciuti al mondo. Seguendo le orme delle celeberrime esibizioni di Vaslav Nijinski, Galván sovverte e ricostruisce la tradizione, intrecciando questa volta il flamenco con l’imponente capolavoro La Sagra della Primavera di Igor Stravinsky e con altri due brani della tradizione classica, la Sonata K87 di Domenico Scarlatti e Out of Doors di Béla Bartók, per concludersi con una Sevillana della città andalusa in cui Galván è nato. Accompagnato sul palco dai pianisti Andrea Rebaudengo e Valentina Messa, Galván usa il suo corpo come una cassa armonica, consumandosi nella partitura di Stravinsky, dove il ritmo è la forza motrice.

Ideazione e Coreografia Israel Galván
Con Israel Galván (danza), Andrea Rebaudengo e Valentina Messa (pianoforte)
Musica Le Sacre du Printemps di Igor Stravinsky, nella riduzione per pianoforte a quattro mani, realizzata dal compositore | Sonata K87 di Domenico Scarlatti | Out of Doors di Bela Bartok | Sevillana del siglo XVIII (canzone tradizionale spagnola)
Costumi Micol Notarianni
Direzione tecnica e Suono Pedro León
Luci Ruben Camacho
Direzione di scena Balbi Parra
Management Rosario Gallardo
Distribuzione Rial&Eshelman
Produzione IGalván Company
Coproduzione Théâtre de la Ville – Paris, Sadlers Wells – London, Mû-Lausanne, Théâtre de Nîmes, Scène conventionnée dintérêt national, Teatro della Pergola – Fondazione Teatro della Toscana – Florence, MA scène nationale – Pays de Montbéliard, Théâtre de VidyLausanne
Con il supporto di INAEM-Instituto Nacional de las Artes Escénicas y de la Música, La Loterie Romande, Pro Helvetia, Fondation suisse pour la culture du Canton de Vaud, Fondation Leenaards, Flamenco Biënnale Nederland

 

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Un pezzo di danza nato in piena pandemia ed eseguito sulla registrazione di uno dei più famosi assoli di pianoforte di tutti i tempi, The Köln Concert di Keith Jarrett. Così Trajal Harrell – performer di fama mondiale, noto per il suo particolarissimo stile che unifica danza postmoderna e voguing – riporta alla memoria la necessità di rimanere vicini, di portare rispetto e ricorda che esistono innumerevoli storie di persone che raramente sono viste o sentite, persone lasciate nell’ombra che con orgoglio e bellezza sfidano il loro abbandono. È a loro che appartiene questa serata.

Di Trajal Harrell / Schauspielhaus Zürich Dance Ensemble
Sulle musiche di Keith Jarrett e Joni Mitchell
Utilizzate in accord con la ECM Records
Con Titilayo Adebayo, Maria Ferreira Silva, Trajal Harrell, Nojan Bodas Mair, Thibault Lac, Songhay Toldon, Ondrej Vidlar
Messa in scena, coreografia, scene, colonna sonora e costumi Trajal Harrell
Musiche di Keith Jarrett, Joni Mitchell
Luci Sylvain Rausa
Drammaturgia Katinka Deecke
Audience development Mathis Neuhaus
Pedagogia teatrale Manuela Runge
Assistenti di produzione Camille Roduit, Maja Renn
Assistenti alle scene Ann-Kathrin Bernstetter, Natascha Leonie Simons
Assistenti ai costumi Ulf Brauner, Miriam Schliehe
Stage Manager Michael Durre
Stagista di produzione Moritz Lienhard
Stagista alle scene Reina Guyer
Coordinamento tour e relazioni internazionali Björn Pätz, ART HAPPENS
Produzione Schauspielhaus Zürich

Con il supporto di

 

 

 

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C’è sempre una filosofia nella danza, che abilita i processi che ci permettono di relazionarci con il mondo, di connetterci, di trasformarci ed accedere al puro flusso della durata. A dispetto della solidificazione quantitativa ed estensiva é possibile comprendere che la materia non è stupida, né cieca, né meccanica, ma che ha un ritmo, un linguaggio, un movimento interno e una propria organizzazione, un feeling. C’è sempre una certa delicatezza nell’affrontare la solitudine di un corpo, nella danza risiede una politica immanente: tracciare invece di discutere, tracciare invece di volere, tracciare invece di cercare di capire, lasciare che l’essere trovi un modo per essere, un’altra possibilità di presenza. Lo spettacolo ha un andamento temporale racchiuso nella performance di un solo danzato da Megumi Eda, già storica danzatrice di Karole Armitage, che interpreta con intensità un corpo in uno stato alterato di coscienza, in uno slancio vitale, nel tentativo di unire attraverso la danza arte, filosofia e forma.

Creazione 2022/23
Ideazione, coreografia, scenografia e costumi Cristina Kristal Rizzo
Danza Megumi Eda
Elaborazione sonora dal vivo Cristina Kristal Rizzo
Musiche Gesualdo da Venosa e Lamin Fofana
Riferimenti cinematografici Sogni di Akira Kurosawa
Riferimenti teorici Lucia Amara
Luce Gianni Staropoli
Creative producer Silvia Albanese
Produzione TIR Danza
Co-produzione Torino Danza Festival
Progetto vincitore del Bando Abitante sostenuto dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e dalla Fondazione CR Firenze.

 

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E così, lei gira a vuoto riflettendo sulle eventuali possibilità. Dovrebbe accontentarsi di una pozzanghera o decidere di attraversare il campo? Aspettare l’intervento di un qualcosa in grado di riordinare la trama? Inciamparsi oltre il limite? O tirare fuori un urlo e costringere uno spostamento? Mrawrrrr… Ma poi resta arenata in un solco e si avvita ancora di più. Lasciando l’incerto irrisolto. Dopotutto, ciò che davvero conta è che si muova, che si muova davvero. E le risposte i suoi passi impercettibili confidano.
Questo assolo è un rivolgimento di negatività per l’ottimista irrequieto, per colei che balla ovunque arrivi, con tutto da temere e niente da perdere. Come se fosse una scena spettrale, innocua e piuttosto patetica.

Di e con Cristina Caprioli
Musiche di Asher Tuil e Alessandro Cortini
Scary solo è una produzione ccap 2020, finanziata dalla Città e la Regione Stockholm, The Swedish Arts Council e Sweden’s National Touring Theatre.

 

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Nel 2021, la compagnia di danza Sasha Waltz & Guests inizia un innovativo processo artistico che si traduce nella produzione continua di formati sia digitali che live. In C (1964) di Terry Riley costituisce il fondamento musicale di questo lavoro, una composizione considerata rivoluzionaria. Su questa pietra miliare della storia della musica, la grande coreografa tedesca Sasha Waltz e i danzatori della sua compagnia hanno sviluppato un lavoro coreografico che segue una struttura altrettanto variabile, volutamente progettata per non essere un pezzo scenico finito, ma in continua evoluzione. Il risultato è un sistema sperimentale di 53 figure coreografiche che si inseriscono all’interno di una improvvisazione strutturata, un sistema dinamico e modulare adattabile in tempi e formati diversi.

Concept / Coreografia Sasha Waltz
Costumi Jasmin Lepore
Luci Olaf Danilsen
Concept / Drammaturgia Jochen Sandig
Danza / Coreografia Sasha Waltz & Guests
Musica In C di Terry Riley eseguita da Bang on a Can All-Stars dall’album Terry Riley In C (CA21004)
Registrazione per gentile concessione di Cantaloupe Music
Produzione Sasha Waltz & Guests creata presso Radialsystem

 

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Da Picasso a Léger, i “bagnanti” sono un soggetto spesso rappresentato nella pittura moderna. Questa performance è una divertente declinazione dal vivo di questo noto tema. Una coppia di grandi bambole con costume da bagno a righe, fatte interamente di tulle plissettato, si comportano come se fossero in spiaggia. Con movimenti lenti riportano lo spettatore a una primordiale ed infantile rievocazione del mare e del sole, creando un inevitabile senso di straniamento e di stupore.

Ideazione, realizzazione e performance Clédat & Petitpierre
Produzione Lebeau et Associés
Coproduzione Far Festival des Arts Vivants Nyon Musée du Léman

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Senza titolo è una performance che assume forme, durate e toni ogni volta differenti. Lo spazio viene lasciato intatto e innesca la danza, che si costruisce nell’effettivo e immediato incontro tra gli elementi agenti: i rudimenti delle architetture, il movimento e la postura del pubblico. Anche l’ambiente sonoro è quello offerto dal luogo, a cui non viene aggiunta alcuna elaborazione musicale. La composizione coreografica non segue a priori scrittura, task o linee guida, ma viene costruita simultaneamente all’azione e ogni elemento informa nell’istante ogni scelta. Il pubblico è invitato a spostarsi, distrarsi, annoiarsi o fare altro. Collocandosi e muovendosi nello spazio, lo spettatore introduce nuovi elementi alla performance, alimentandone la composizione. Gli abiti, immaginati da Fabio Quaranta per Senza titolo, rientrano nella trama di stimoli e suggestioni che declinano le azioni.

 

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Il concerto si articola nei modi di una training session posta ai limiti tra l’azione sonora e l’art du déplacement. Un algoritmo di sintesi vocale (Karen) dialoga con una voce umana e interviene sulle modulazioni del gesto del performer attraverso sequenze di ordini e aforismi, articolando un discorso talvolta surreale, talaltra prescrittivo, oracolare o pseudo-filosofico. Se Karen interviene sul performer, Alice guida il pubblico a riflettere sugli effetti psicofisici del suono e lo esorta e partecipare attivamente a un esercizio percettivo che intreccia la visione all’ascolto e alla memoria.

Idea, regia, musica e performance Fabrizio Saiu
Ingegnere del suono Michele Marelli
Disegno luci Stefano Mazzanti
Voci Alice Valenti, Karen (sintesi vocale)
Testi Fabrizio Saiu, Guy Debord, J-F Augoyard, Henry Torgue
Piatti UFIP
Produzione Fabrizio Saiu
Performance sviluppata nelle residenze artistiche al PTL (Brescia – settembre 2020), Tempo Reale (Firenze – luglio 2021), Urge (Brescia – settembre 2021), Teatro Grande (Brescia – giugno 2022).