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Cosa resta oggi di un’opera coreografica considerata una pietra miliare della storia della danza occidentale dell’inizio del XX secolo? In che forme e in quali corpi è sopravvissuta nel tempo? Chi ne raccoglie l’eredità e perché? In quali contesti culturali e geografici può riemergere? Come è stata trasformata dalle molte rivisitazioni susseguitesi nel corso di oltre un secolo? Come risuona nei coreografi di oggi e che valori può trasmettere in futuro?

Il progetto Swans never die invita il pubblico a pensare a La morte del cigno, un solo considerato una pietra miliare della storia della danza del XX secolo, come un’opportunità per conoscere stili, tecniche, identità e culture. Le istituzioni partner del progetto propongono una programmazione congiunta (in presenza e online) che alterna spettacoli, workshop, incontri con gli artisti, webinar e residenze artistiche per invitare il pubblico a scoprire le diverse possibilità di mettersi sulle tracce di un classico grazie alle sue riletture contemporanee. Seguendo le tappe di questo viaggio tra storia e memoria lo spettatore avrà modo di scoprire un’opera coreografica del passato e le molte forme di esistenza della danza nel tempo da quando fu coreografato da Michel Fokine per Anna Pavlova nel 1905.


Swaën
Coreografia e danza di Camilla Monga
Musica Filippo Vignato, Emanuele Maniscalco
Disegno luci e allestimento scenico Camilla Monga
Consulenza tecnica Walter Ballini

Open drift
Coreografia Philippe Kratz
Performer Antonio Tafuni e Nagga Baldina
Musica Borderline Order

La morte del cigno
Danza Virna Toppi
Coreografia Marius Petipa
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij


Partner del progetto: Fondazione Piemonte Dal Vivo, APS Arcigay Il Cassero di Bologna, Comune di Bassano del Grappa, Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, Triennale Milano Teatro (Fondazione CRT/Teatro dell’Arte), Fondazione del Teatro Grande di Brescia, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali – Università Ca’ Foscari Venezia, DAMS – Università degli Studi di Torino.

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Emanuel Gat, tra i più affermati coreografi della sua generazione, prosegue la sua lunga esplorazione dei punti di incontro tra coreografia e musica, visivo e uditivo. Con la sua compagnia torna al Teatro Grande con LOVETRAIN2020, un “musical” contemporaneo per 14 ballerini, danzato sui grandi successi del duo britannico Tears for Fears (Mad world, Shout, Everybody Wants to Rule The World, Change, Sowing The Seeds Of Love).

Un’ode coreografica al sound e all’atmosfera dei fantastici anni ’80 che verranno rievocati attraverso l’inesauribile energia dei danzatori in scena.

 

Coreografia e luci Emanuel Gat
Disegno costumi Thomas Bradley
Realizzazione costumi Thomas Bradley, Wim Muyllaert
Direzione tecnica Guillaume Février
Musiche di Tears for Fears: Ideas as Opiates, The Prisoner, The Working Hour (versione per pianoforte), Mad World, Pale Shelter, Memories Fade, The Way You Are, Listen, Everybody Wants to Rule the World, The Big Chair, Shout, Famous Last Words, Sowing the Seeds of Love.
Creatori e danzatori Eglantine Bart, Thomas Bradley, Robert Bridger, Gilad Jerusalmy, Péter Juhász, Michael Loehr, Emma Mouton, Eddie Oroyan, Rindra Rasoaveloson, Ichiro Sugae, Karolina Szymura, Milena Twiehaus, Sara Wilhelmsson, Jin Young Won
Produzione Emanuel Gat Dance

Responsabile di compagnia Marjorie Carré
Coordinazione produzione Antonia Auday
Coproduzione Festival Montpellier Danse 2020, Chaillot – Théâtre national de la Danse, Sadler’s Wells London, Arsenal Cité musicale – Metz, Theater Freiburg, with the support of Romaeuropa Festival

Emanuel Gat Dance riceve il supporto del Ministero della Cultura e della Comunicazione e del DRAC Provence Alpes-Côte d’Azur, della Città di Istres, Région Sud – Provence-Alpes-Côte d’Azur e Conseil Départemental des Bouches-du-Rhône.
Creato presso Agora – cité internationale de la danse a Montpellier.

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Sull’attimo offre un approccio inedito e stimolante alla performance e all’improvvisazione che costituiscono la base drammaturgica per una perlustrazione del tempo. Il materiale è creato dalla coreografa Camilla Monga e dal polistrumentista Emanuele Maniscalco. Ogni danzatore è alle prese con l’esecuzione e allo stesso tempo con una continua variazione sul tema musicale sempre personale e sorprendente. Sull’attimo permette di riflettere sulla struttura compositiva e il suo continuo reinventarsi grazie anche agli effetti che la musica produce sulla sfera emotiva. Il tempo senza tempo è associato ad una dimensione meditativa dove la memoria dei suoni e dei gesti si infila tra le molte variazioni musicali e coreografiche esplorate generando un cambiamento che possiamo percepire solo sull’attimo.

 

Progetto Camilla Monga ed Emanuele Maniscalco
Concept e coreografia Camilla Monga
Danzatori Camilla Monga, Stefano Roveda e Francesco Saverio Cavaliere
Musica Emanuele Maniscalco (pianoforte, batteria)
Collaborazione artistica e realizzazione arazzo Meris Angioletti
Produzione Van
Con il sostegno di Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e di Fondazione CR Firenze
Coproduzione Festival Danza Estate Bergamo / Armunia Castiglioncello
In collaborazione con TAD Residency di Bergamo
Si ringrazia per la concessione degli spazi e gli strumenti musicali Fondazione del Teatro Grande di Brescia
Foto Mario Albergati

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Come modifichiamo noi stessi di fronte alla relazione con l’altro? Qual è la realtà che corpo e mente nascondono?

Creato e interpretato dai partner Travis Sven Clausen-Knight e James Pett – già danzatori della Compagnia Wayne McGregor – lo spettacolo Imago racconta del fragile equilibrio che si cela in tutte le relazioni umane. L’instabilità delle connessioni viene espressa simbolicamente attraverso il linguaggio nascosto dei fiori. Episodi mutevoli di una comunicazione interrotta e inefficace esplorano una natura che porta a soccombere ai difetti delle nostre relazioni, facendoci diventare vittime e aggressori di noi stessi.

 

Coreografia e performance Travis S C Knight e James Pett
Co-produzione Travis S C Knight e James Pett / Moonwalk studio
Installazioni floreali La Fiorellaia
Fotografie per la comunicazione Erminando Aliaj

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Torna a Brescia, accompagnato dalla sua storica e straordinaria interprete Rihoko Sato, uno dei più importanti coreografi mondiali, insignito quest’anno del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia.

“Un adagio di Mahler, Beethoven, Mozart, Rachmaninov, Bruckner, Bach e poi largo e adagietto…
Quando danzo un adagio, il mio corpo si fonde ed il mio cuore è sospeso nello spazio per dissolversi  nel nulla.
Le parole lentamente evaporano e quando anche la realtà ed i pensieri spariscono, sento che sto vivendo la vita e la morte”.
Saburo Teshigawara

 

Coreografia e disegno luci Saburo Teshigawara
In collaborazione con Rihoko Sato
Costumi Saburo Teshigawara, Rihoko Sato
Musica Gustav Mahler, Sergej Rachmaninov
Danzatori Saburo Teshigawara, Rihoko Sato
Produzione KARAS
Creato il 13 Novembre 2021 a KARAS APPARATUS, Tokyo Giappone

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La Stagione Gennaio-Luglio 2022 si arricchisce di significativi progetti educativi che fanno dello spazio del Teatro un luogo dell’apprendimento e della partecipazione.

Sabato 29 e domenica 30 gennaio è prevista la realizzazione di un workshop di danza contemporanea con la coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone. Il laboratorio approfondirà la parte di preparazione e di riscaldamento del corpo, gli elementi tecnici di una sequenza coreografica e la fase di ricerca che porta a intraprendere percorsi creativi ancora sconosciuti. Il workshop, a partecipazione gratuita, è aperto danzatori professionisti, performer, allievi e allieve delle scuole di danza e chiunque abbia voglia di partecipare con un livello intermedio di conoscenza e consapevolezza della tecnologia del corpo. La selezione del gruppo avverrà a insindacabile giudizio della Fondazione del Teatro Grande sulla base della documentazione pervenuta; il laboratorio è rivolto a maggiorenni. La propria candidatura va inviata entro il 14 gennaio 2022 all’indirizzo info@teatrogrande.it.

MODULO DI ISCRIZIONE

 


Per accedere al Teatro e partecipare ai percorsi formativi sarà necessario rispettare le prescrizioni previste dalla normativa in vigore in materia di contenimento della diffusione del virus Covid-19 e dai protocolli interni della Fondazione del Teatro Grande di Brescia. Le modalità di accesso verranno comunicate alle/agli singole/i partecipanti prima dell’inizio dei corsi.

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La Fondazione del Teatro Grande comunica che lo spettacolo di danza del 18 febbraio con la Batsheva Dance Company è annullato causa limitazioni ai viaggi internazionali legate alla pandemia.

Tutti coloro che hanno acquistato in Biglietteria il biglietto per la serata possono chiedere il rimborso alla Biglietteria del Teatro Grande fino a venerdì 18 febbraio compreso.

La Biglietteria sarà aperta nei consueti orari: dal martedì al venerdì dalle 13.30 alle 19.00 e il sabato dalle 15.30 alle 19.00.

I biglietti acquistati online o attraverso i punti vendita Vivaticket verranno rimborsati direttamente dalla piattaforma Vivaticket.com.

Per ulteriori informazioni è possibile inviare una mail all’indirizzo biglietteria@teatrogrande.it.

 


La Batsheva Dance Company è una delle compagnie di danza contemporanea più famose e acclamate al mondo. YAG è una performance che unisce i sei danzatori attraverso un filo esistenziale trasformandoli in una famiglia che condivide lo stesso DNA di movimento. In YAG Ohad Naharin sfiora la spirale, quasi compulsiva, dei movimenti che generano gli alti e bassi della vita. Una spirale che descrive come ci allontaniamo dai nostri genitori e come ci riavviciniamo a loro anche dopo che li abbiamo persi, l’iterazione del movimento che abbiamo nel sangue, una danza viva che si erge come antitesi alla morte.

Coreografia di Ohad Naharin
Danzato alternativamente da: Chen Agron, Billy Barry, Yael Ben Ezer, Matan Cohen, Ben Green, Chiaki Horita, Sean Howe, Londiwe Khoza, Chun Woong Kim, Shir Levi, Adrienne Lipson, Ohad Mazor, Eri Nakamura, Gianni Notarnicola, Igor Ptashenchuk, Yoni (Yonathan) Simon, Hani Sirkis, Amalia Smith
Luci e Scenografia Avi Yona Bueno (Bambi)
Costumi Eri Nakamura
Musiche di John Zorn (Naked City), Gaetano Donizetti, John Taverner, Ran Slavin
“Sweet and Sour”: Tommy Shles Shafrir, dal libro “Me and My Little Sister” di Dan Timor, Am Oved Publishers Ltd., 2003
Originariamente creato per Batsheva Dance Company, 6 luglio 1996 Suzanne Dellal Centre, Tel-Aviv
Dedicato a Roni Azgad e alla sua famiglia

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Premiato dal New York Times come una delle migliori performance del 2019 e acclamato dalla stampa europea come uno degli eventi culturali più importanti dell’anno, Dance of the Sun è un viaggio ipnotico e stupefacente tra musica e danza, un’ode alla vita, alla perdita, alla speranza e all’amore. Sul palco, trenta musicisti ballano eseguendo capolavori memorabili da Jean-Baptiste Lully a Wolfgang Amadeus Mozart. Insieme a loro Juan Kruz Díaz de Garaio Esnaola, ballerino, coreografo, musicista audace ed eclettico, considerato uno degli artisti più affascinanti di oggi nel campo della danza contemporanea. Alla guida dell’Orchestra il direttore David Greilsammer, pluripremiato artista dalla creatività poliedrica e travolgente che ama accostare stili e discipline differenti costruendo nuovi modi di “fare musica”.
Uno spettacolo mozzafiato, una performance indimenticabile.

 

PROGRAMMA
Jean-Baptiste Lully
Suite da Le Bourgeois Gentilhomme

***

Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia n. 40 in sol minore, K 550

Durata: 90 minuti con intervallo

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La notte è il mio giorno preferito è una riflessione sul rapporto con l’Altro attraverso una meditazione sugli animali e gli ecosistemi in cui vivono. La danza si dispiega in una serie di esperimenti, scomponendo e ricomponendo la pratica animale di tracciare ed essere tracciati, di ricercare e nascondersi. Segnali e strumenti percettivi misteriosi, ispirati a diverse specie, ne costituiscono il tessuto connettivo. L’animale e il vegetale, l’organico e l’inorganico si fondono nello spazio oscuro della foresta notturna; frane e richiami irrompono spezzandone la quiete. Una foresta né vergine né idealizzata, ma tecnonaturale, che include e trasforma i segni lasciati dai propri abitanti.

 

Ideazione, danza Annamaria Ajmone
Set, styling, immagini Natália Trejbalová
Ricerca, collaborazione drammaturgica Stella Succi
Musiche Flora Yin Wong
Costume Jules Goldsmith
Direzione tecnica, disegno luci Giulia Pastore
Preparazione voce VEZA e Paola Stella Minni
Progetto web Giulia Polenta
Organizzazione Martina Merico
Amministrazione Francesca d’Apolito

Durata: 60 minuti

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Tre luci che sottolineano la profondità di uno spazio metà nero e metà oro.
Un suono che accoglie l’ingresso del pubblico.
La voce e il corpo di Stefania Tansini che ha intrapreso un percorso di messa a nudo della propria esistenza attraverso il movimento.
L’espressione individuale è spinta verso l’incontro con l’altro nel modo più essenziale e autentico possibile. Un’esperienza solistica che va a toccare, in modo visibile e sensibile, territori collettivi come il respiro e il corpo. Un incontro diretto e intimo tra se stessa e chi la osserva e la ascolta.

 

Progetto, coreografia, danza Stefania Tansini
Luci Matteo Crespi
Tecnico luci Omar Scala
Suono Claudio Tortorici
Prodotto da Nanou Associazione Culturale

Con il sostegno di Centro di Residenza Emilia-Romagna Teatro Petrella di Longiano
DNA appunti coreografici 2020 (Centro nazionale di produzione – Compagnia Virgilio Sieni di Firenze, Centro per la Scena Contemporanea/Operaestate Festival del Comune di Bassano del Grappa, Gender Bender Festival di Bologna, Triennale Milano Teatro, Centro di Residenza Emilia-Romagna (L’arboreto Teatro Dimora | La Corte Ospitale)

Foto e video Luca Del Pia

Durata: 60 minuti