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Per la prima volta al Teatro Grande, la compagine giovanile della Nederlands Dans Theater, NDT 2, presenta un trittico composto da tre coreografie profondamente contrapposte tra loro e nate dalle menti di alcuni tra i più affermati coreografi contemporanei. FIT di Alexander Ekman si delinea come un’esplorazione dinamica e divertente del concetto di “appartenenza“, in Wir Sagen uns Dunkles del tedesco Marco Goecke danzatori e danzatrici si muovono veloci e virtuosi, inconsapevoli ma sicuri, tra le musiche di Schubert, Schnittke e dei Placebo, mentre Folkå del valenciano Marcos Morau è un inno alla vita, celebrata attraverso una dimensione rituale immersa nel turbinio della contemporaneità.

 

FOLKÅ 

Coreografia Marcos Morau
Messa in scena Shay Partush
Musiche Juan Cristobal Saavedra, Dessislava Stefanova, Kiril Todorov
Luci Tom Visser
Scene Marcos Morau
Costumi Silvia Delagneau
Direzione prove NDT Lydia Bustinduy, Ander Zabala

 

WIR SAGEN UNS DUNKLES

Coreografia Marco Goecke,
Musiche Franz Schubert, Placebo, Alfred Schnittke
Consulente musicale Jan Pieter Koch
Luci Udo Haberland
Scene e costumi Marco Goecke

 

FIT

Coreografia Alexander Ekman
Messa in scena Ève-Marie Dalcourt
Musiche Nicolas Jaar, The Dave Brubeck Quartet, Wildcookie
Scritte e prodotte da Freddie Cruger
Luci Alexander Ekman, Lisette van der Linden
Scene Alexander Ekman
Costumi Alexander Ekman, Yolanda Klompstra
Testo Alexander Ekman
Artista collaboratore Julia Eichten
Artista collaboratore/Drammaturgia Carina Nildalen
Direzione prove NDT Lydia Bustinduy, Ander Zabala

Durata: 130 minuti ca.

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Nico, Desertshore è un concerto di danza ispirato alla musica, alla voce e all’universo di Christa Päffgen, in arte Nico. Le tracce del suo album culto Desertshore (1970) diventano la partitura sonora della performance, in cui i corpi dei danzatori costruiscono un paesaggio visivo denso, inquieto, attraversato da echi di memoria e poesia. Giovanfrancesco Giannini presenta al Teatro Grande la prima emersione di questa nuova ricerca, in un allestimento concepito appositamente per il Salone delle Scenografie. In uno spazio circolare, due figure non si sfiorano mai: sono custodi silenziosi del peso dell’esistenza e dell’incomunicabilità. Nei loro gesti affiora una frattura con il reale, una cicatrice interiore che li sospinge altrove. Immersi in una dimensione sospesa, dialogano con i propri fantasmi e danzano dentro la loro solitudine. Il tempo si dilata in un’atemporalità rarefatta, amplificata dai suoni, dai rumori e dalle canzoni interpretate da Nico, tratte da Desertshore. Un viaggio poetico tra suono, memoria e danza. Desertshore vibra di un’austerità radicale, di una delicata angoscia esistenziale. Il suo avanzare richiama un’umanità incapace di sottrarsi al proprio destino; la sua solennità è quella di un grido che sembra levarsi da un luogo remoto, proveniente dal fondo dei secoli.

Ideazione e coreografia Giovanfrancesco Giannini
Performance Roberta Racis, Giovanfrancesco Giannini
Ambiente sonoro F. De Isabella
Direzione tecnica e disegno luci Valeria Foti
Produzione, management e distribuzione Körper Centro Nazionale di Produzione della danza
Con il sostegno di Le Alleanze dei Corpi – ZEIT, IRA Institute, NAOcrea 2025 – Arte, territorio e partecipazione – Ariella Vidach Aiep

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Al confine sfumato tra organico e inorganico, tra vita e non-vita, il fossile è una testimonianza materiale e poetica dello scorrere e dello stratificarsi del tempo. I pianti e i lamenti dei pesci fossili tenta di costruire relazioni tra corpi e tempi incommensurabilmente distanti e differenti, piangendo il ciclo eterno della trasformazione della materia, della vita e della morte, nel contesto della Sesta Estinzione. Le possibilità della relazione sono esplorate dai corpi della danzatrici attraverso due interfacce: la pelle o membrana, che funge da motore del movimento connettendo l’interno e l’esterno del corpo; e l’aria, che viene attraversata dalle loro voci e trasformata in uno “spazio prima di ogni localizzazione”. Lo spettacolo prende la forma di una progressiva stratificazione di pratiche corporee e vocali che richiama la struttura stessa del fossile.

Danza e voce Annamaria Ajmone, Veza Maria Fernandez
Set e immagini Natália Trejbalová
Ricerca, collaborazione drammaturgica Stella Succi
Vestiti Fabio Quaranta
Disegno luci Elena Vastano
Consulenza set sonoro Attila Faravelli
Progetto web Giulia Polenta
Organizzazione Francesca d’Apolito
Diffusione Alessandra Simeoni
Produzione Associazione L’Altra
Co-produzione Triennale Milano Teatro; Fondazione del Teatro Grande di Brescia; Festival Aperto/Fondazione i Teatri Reggio Emilia; Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni; Snaporazverein; Short Theatre
In collaborazione con Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin 2022 – 2024; nell’ambito del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore; con il sostegno di Primavera dei Teatri.
Compagnia finanziata da MiC – Ministero della cultura

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In Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione, Anne Teresa De Keersmaeker e Radouan Mriziga intraprendono l’esplorazione de Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi. Il punto di partenza di questa nuova creazione coreografica è l’incisione del celebre ciclo vivaldiano realizzata dalla violinista Amandine Beyer insieme al suo ensemble, Gli Incogniti. De Keersmaeker e Mriziga condividono la preoccupazione per il nostro rapporto mutevole con l’ambiente e decidono di contemplare le quattro stagioni in natura attraverso l’analisi della struttura musicale, cercando nuove esplorazioni dei pattern presenti nel mondo naturale e nelle configurazioni celesti come possibili matrici coreografiche, ma portando anche alla luce, con forza, l’urgenza della crisi climatica in atto. In Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione, molteplici fili si intrecciano per creare un linguaggio coreografico unico. Il lavoro mira a tornare al nucleo, alla struttura della celebre composizione di Vivaldi e alle innumerevoli associazioni ed emozioni che essa evoca, offrendo al tempo stesso un controcanto coreografico. Parallelamente, la danza mette in evidenza come nelle Quattro Stagioni, nella loro familiarità così come nella familiarità della natura, possa ancora risiedere qualcosa di profondamente contemplativo.

Coreografie Anne Teresa De Keersmaeker, Radouan Mriziga
Creato con e danzato da Boštjan Antončič, Nassim Baddag, Lav Crnčević, José Paulo dos Santos
Musica Antonio Vivaldi, Le quattro stagioni
Registrazione Amandine Beyer, Gli Incogniti – Alpha Classics/Outhere Music 2015
Analisi musicale Amandine Beyer
Poesie Asmaa Jama, We, the salvage; Antonio Vivaldi, Le quattro stagioni
Scenografia e luci Anne Teresa De Keersmaeker, Radouan Mriziga
Costumi Aouatif Boulaich
Direzione delle prove Eleni Ellada Damianou
Assistente alla direzione artistica Martine Lange
Coordinamento artistico e pianificazione Anne Van Aerschot
Direttore tecnico Thomas Verachtert
Coordinatrice costumi Alexandra Verschueren
Assistenti ai costumi Chiara Mazzarolo, Els Van Buggenhout
Managing Director Lies Martens
Distribuzione Frans Brood Productions
Produzione Rosas
Co-produzione Berliner Festspiele, Charleroi danse – centre chorégraphique de Wallonie-Bruxelles, Concertgebouw Brugge, De Munt/La Monnaie, Festival d’Automne à Paris, Festival de Marseille, ImPulsTanz, Sadler’s Wells, Théâtre de la Ville-Paris
Con il supporto di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels
Questa produzione è realizzata con il supporto di Tax Shelter del Governo Federale Belga, in collaborazione con Casa Kafka Pictures
La Compagnia Rosas è supportata da Flemish Community, Flemish Community Commission (VGC)
Gli Incogniti è supportato da DRAC Nouvelle-Aquitaine, Région Nouvelle-Aquitaine, Département de la Gironde, Centre National de la Musique

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Le classique c’est chic! è una piattaforma progettuale nata come percorso di ricerca con l’obiettivo di decolonizzare l’immaginario della tecnica classica e di fornire a più persone possibili strumenti di comprensione e di riappropriazione del proprio corpo.  Le lezioni per non professioniste e non professionisti costituiscono il cuore di questa progettualità. Portare questa pratica nello spazio pubblico, cercando di attraversare luoghi popolati e vissuti, innesca una reazione di spaesamento: ci si trova davanti a un oggetto non identificato, e si riceve al contempo un invito a prenderne parte. Si crea quindi una comunità estemporanea, variopinta e intergenerazionale: chi aveva previsto di partecipare e chi accoglie l’invito sul momento, chi si mette in gioco e chi resta a guardare con curiosità. Emerge la gioia di chi partecipa: corpi che si sono sentiti esclusi e inadeguati, finalmente occupano tutto lo spazio di cui hanno bisogno. Si espandono e si riattivano, respirano e lo fanno nello spazio pubblico, in una dimensione collettiva, senza pareti, senza uno specchio, senza giudizio. E la magia sembra riemergere, nella meraviglia dei corpi in movimento.

Un progetto a cura di Anna Basti.

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Sonoma combina il termine greco soma (corpo) e il termine latino sonum (suono) per dare vita a una creazione emersa dalla necessità di tornare all’origine, al corpo, alla carne. E da quella carne e materia organica, ci si può perdere in un viaggio che fluisce tra sogni e finzione, dove l’umano incontra l’incredibile. Il surrealismo di Luis Buñuel, insieme ai richiami a una dimensione quasi medievale, danno vita a un’ambientazione a cavallo tra la fede gesuitica e la libertà surrealista alla base di una coreografia in cui 9 danzatrici sono protagoniste assolute: quasi sempre compatte, cambiano abito in base a forme immaginative che rimandano alla cultura spagnola, alle sette religiose e alle comunità rurali. I motivi floreali sono sostituiti dal cupo nero dei penitenti, dei lutti, e dalla candida bianchezza dei lunghi vestiti infantili completati da corone di fiori sulla testa. Sonoma è quindi il grido dell’uomo soggetto a questo ritmo, il limite della sua esistenza; è qui che emerge il lamento primitivo del corpo, il battito dell’umanità per sopravvivere e sentirsi viva.

Concept e direzione artistica Marcos Morau
Direzione di produzione Juanma G. Galindo
Choreografia Marcos Morau in collaborazione con le danzatrici
Danzatrici Lorena Nogal, Marina Rodríguez, Ariadna Montfort, Núria Navarra, Àngela Boix, Laia Duran, Anna Hierro, Alba Barral, Julia Cambra
Testo El Conde de Torrefiel, La Tristura, Carmina S. Belda
Répétiteurs Estela Merlos, Alba Barral
Collaborazione artistica e drammaturgica Roberto Fratini
Assistente vocale Mònica Almirall
Direzione tecnica e light design Bernat Jansà
Direzione di scena, attrezzeria, effetti speciali David Pascual
Musiche originali e sound design Juan Cristóbal Saavedra
Sound in tour Iñaki Varela
Voce María Pardo
Set design Bernat Jansà, David Pascual
Costumi Silvia Delagneau
Realizzazione costumi Mª Carmen Soriano
Copricapi Nina Pawlowsky
Maschere Juan Serrano – Gadget Efectos Especiales
Realizzazione marionette Martí Doy
Attrezzeria Mirko Zeni
Produzione e logistica Cristina Goñi Adot, Angela Boix

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Nel 2024 TAO Dance Theater ha creato due nuove opere, 16 e 17, inserite nella Numerical Series. Questi due lavori puntano a uno studio più approfondito del movimento del corpo, ampliando ulteriormente la ricchezza della “Tecnica del movimento circolare”. Partendo dall’immagine di “seguire la sua inerzia”, le opere creano infinite possibilità di “flusso istantaneo”.

16
Coreografia Tao Ye
Musica Xiao He
Costume design Duan Ni, realizzati da DNTY
Co-produzione La Biennale di Venezia, TAO Dance Theater
Con il supporto di Dance Reflections by Van Cleed & Arpels

17
Coreografia Tao Ye
Ideazione sonora Tao Ye, realizzata dalle danzatrici e danzatori di TAO Dance Theater
Musica Cheng Leting, Wu Zhenka
Realizzazione costumi DNTY
Co-produzione La Biennale di Venezia, TAO Dance Theater
Con il supporto di Dance Reflections by Van Cleed & Arpels

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La nostalgia non è forse il maglione mentale che avvolge i ricordi che danzano nella nostra mente?
Nel corso degli anni ho creato lavori che richiamano l’incrocio tra la musica classica e la nascita dell’hip hop nella mia vita, ma le voci della pop anni ’80 e ’90 e della New Wave hanno intrecciato profondamente i miei interessi e le mie esperienze. Volevo creare un’opera che rendesse omaggio a un altro lato delle mie influenze, che mettesse in luce una parte molto particolare di ciò che significava ballare sul retro degli scuolabus gialli e neri dei miei anni delle elementari e delle medie, su una musica fatta in egual misura di M/A/R/R/S, Suzanne Vega, Salt-N-Pepa, The B-52’s, LL Cool J e Prince. Con la nascita della cultura del videoclip nei primi anni ’80, un risveglio di fantasia, cultura di strada e una popolare ibridazione delle forme sembravano indicare la direzione del futuro. Quell’ibridazione parla della volontà di fondere vocabolari di movimento diversi, includendo la tecnica del balletto e una forte influenza della qualità “release-based” per questo nuovo lavoro, intitolato Cassette Vol. 1.
Sebbene non limitato esclusivamente alla pratica release-based, le influenze di Trisha Brown, Bill T. Jones, Kevin Wynn — tra molti altri — emergono lungo tutto il percorso di questa creazione. I vocabolari di movimento utilizzati intendono onorare una linea di ascendenza coreografica che forse non è evidente a tutti, mettendo al contempo in risalto la natura non monolitica dell’esperienza e della ricezione culturale Black all’interno della cultura americana. Cassette Vol. 1 è al tempo stesso esagerazione e critica. Nel suo nucleo, mira a creare uno spazio per il ridicolo e per il referenziale. C’è spazio per ridere degli eccessi e per commuoversi davanti alla sottile umanità dei ricordi perduti. (Kyle Abraham)

Coreografia Kyle Abraham in collaborazione con A.I.M
Scene, luci e video design Dan Scully
Design costumi Karen Young e Kyle Abraham
Editor suono Sam Crawford e Kyle Abraham
Editor video Simon Harding
Consulente artistica Risa Steinberg
Cassette Vol.1 è co-commissionato da International Summer Festival Kampnagel (Hamburg, Germany), Festspielhaus St. Pölten (AT), Tangente St. Pölten-Festival für Gegenwartskultur and PEAK Performances, Montclair State University.
Lead Sponsorship per Cassette Vol.1 da parte di Ed Bradley Family Foundation. Cassette Vol.1 è supportato da Torrence Boone.

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In un futuro possibile, inginocchiati in cerchio in un campo indefinito e in attesa di un ritorno alla vita, un gruppo di bambini si anima in una danza. Da questa immagine, ispirata alla mostra personale di Berruti “C’è troppa luce per non credere nella luce” (Belgrado 2011), il progetto di YoY Performing Arts prende vita. Ti ricordi il futuro? nasce dall’idea di esplorare le molteplici possibilità interpretative del futuro e dell’utopia, intesi come spazi in cui speranze, ideali, incertezze e paure si intrecciano e affiorano nella vita degli uomini, per diventare tracce di pensieri dimenticati. L’utopia, rappresentazione fantastica, è qualcosa di fragile e prezioso, ma anche di fondamentale importanza per la nostra immaginazione e il nostro sguardo verso ciò che verrà. Scrutare, aspettare, immaginare che “tutto possa ancora avvenire” è il materiale poetico che definisce le qualità drammaturgiche della performance. Ti ricordi il futuro? ci presenta il paradosso del tempo: passato, presente e futuro si intrecciano e ci lasciano uno spazio poetico in cui poter immaginare ciò che verrà (o riflettere su ciò che è già accaduto).

Ideazione YoY Performing Arts
Coreografia Emma Zani e Roberto Doveri
Musiche Timoteo Carbone
Opere Valerio Berruti
Costumi Hache Official
Con il sostegno di Intercettazioni Centro Di Residenza Artistica Della Lombardia/Circuito Claps e Derida Dance Company
In collaborazione con Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale e Amat/Civitanova Danza
Progetto Selezionato Per Il Bando Acasa Di Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza Per Il Biennio 24-25
Progetto Finalista Di Dna Appunti Coreografici 2024 E Twain Direzioni Altre 2024

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Ispirandosi al celebre passaggio della Madeleine di Marcel Proust, Tansini indaga come le esperienze sensoriali possano far collassare passato e presente, risvegliando corpi non addomesticati. Al centro del progetto c’è il linguaggio fisico distintivo di Tansini, un’esplorazione del corpo come organismo instabile e trasformativo. Il suo lavoro trascina il pubblico in uno stato di percezione intensificata, dove ciò che sembra ordinario si carica di intimità e intensità. Lo spazio di presentazione non funge solo da sfondo, ma è parte integrante della coreografia. Il risultato è un’esperienza che si colloca “tra il grezzo e il raffinato, tra il formale e il selvaggio”, assemblando e riassemblando continuamente frammenti del mondo circostante: distanze, colori, silenzi, assenze, rumori, voci, pelli. Momenti di lucidità e chiarezza formale lasciano il posto a momenti di dissoluzione, creando la sensazione di essere ancorati al presente e allo stesso tempo di scivolare in uno spazio al di là del tempo ordinario.

Progetto, coreografia Stefania Tansini
Drammaturgia sonora Enrico Malatesta
Luci Elena Gui
Costumi Chiara Venturini, Stefania Tansini
Organizzazione e promozione Federica Parisi
Co-prodotto da Nanou Associazione Culturale, Orbita | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza
Con il sostegno produttivo di Fondazione Teatro Grande di Brescia, I Teatri di Reggio Emilia | Festival Aperto, Torinodanza Festival
Con il supporto di Étape Danse | network di Fabrik Potsdam (DE), Bureau du Théâtre et de la Danse (DE), La Briqueterie CDCN (FR), Mosaico Danza/ Festival Interplay (IT), in partnership con Lavanderia a Vapore/ PDV e Torinodanza Festival / Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Lavanderia a Vapore | residenze coreografiche, L’arboreto Centro di Residenza Emilia-Romagna
Ringraziamenti a Chiara Organtini, Carolina Ellero, Valentina Foschi, Teodora Grano
Partner Produttivi In Dialogo – Madeleine 2026: FOG Performing Arts Festival | Triennale di Milano, Centro Nazionale della Danza Virgilio Sieni, BolzanoDanza, Romaeuropa Festival, Oriente Occidente