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“L’anatomia del gesto si espande al concetto di spazio tattile, di aura, e include la percezione del corpo e il tono dei tessuti e dei muscoli coinvolti. Danza cieca si fonda sullo spazio aptico tra i due interpreti e l’alone di energia che i movimenti creano intorno a loro. L’aura non è solo una sorta di alone intorno alla persona, è molto di più: comprende l’essenza della persona capace di raccogliere in sé l’indincibilità della sua origine, trasmettendo verso il fuori questa potenza. Sembrerebbe che l’aura scaturisca da questo continuo rimandare all’altro, trasmettere e travasare, portare via e rinnovare”. Virgilio Sieni

Coreografia Virgilio Sieni
Interpreti Virgilio Sieni e Giuseppe Comuniello
Musica dal vivo Spartaco Cortesi (elettronica)
Produzione Fondazione Matera-Basilicata 2019, Compagnia Virgilio Sieni

Nell’ambito del progetto Danza Cieca il coreografo Virgilio Sieni e la Fondazione del Teatro Grande propongono un laboratorio di avvicinamento ai linguaggi del corpo mercoledì 7 febbraio dalle 17.00 alle 18.30 nel Salone delle scenografie. Scopri di più qui.

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UniVerse: A Dark Crystal Odyssey è una meditazione consapevole sulla crisi climatica, che affronta temi quali lo sfruttamento, la distruzione, l’apatia e infine la speranza. Ispirata originariamente da The Dark Crystal, il film fantasy cult di Jim Henson su un pianeta sofferente e una razza divisa, l’opera descrive una terra lacerata dagli estremi con un urgente bisogno di essere salvata.
Ambienti digitali immersivi e costumi innovativi creano un sorprendente blend di fantasy e documentario. La coreografia ad alta tensione in dialogo con la parola, evoca in maniera straordinaria l’inseparabilità dell’umanità dalla natura. Questo moderno mito ecologico che si chiede come possiamo convivere e salvarci è eseguito con maestria dagli straordinari danzatori della Company Wayne McGregor.

Direttore e coreografo Wayne McGregor
Musica Joel Cadbury
Film Design Ravi Deepres
Lighting Design Lucy Carter
Costumi e copricapi Philip Delamore, Alex Box
Poesia orale Isaiah Hull
Drammaturgia Uzma Hameed
Danzatori Winnie Asawakanjanakit, Rebecca Bassett-Graham, Naia Bautista, Jordan James Bridge, Chia-Yu Hsu, Hannah Joseph, Jasiah Marshall, Salomé Pressac, Salvatore De Simone, Mariano Zamora Gonzalez
Una co-produzione The Royal Ballet e Studio Wayne McGregor in associazione con The Jim Henson Company

Prima italiana

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ANTEPRIMA ITALIANA

L’ombelico dei limbi è un testo giovanile di Antonin Artaud nel quale troviamo visoni e pensieri che andrà a maturare negli scritti successivi. L’alienazione dal mondo, la mancanza di nostalgia per il senso perso, la creazione di un linguaggio nuovo, il dolore della frammentazione dell’identità. In questa messa in scena il corpo e la voce sono testimonianza lucida dell’angoscia del reale, sono realtà viva e carnale che esplode e implode, che dice quello che non si nomina, che procede ossessivamente verso una non fine. Un percorso performativo che questiona la relazione tra le cose a partire dalla vita e dai testi di Antonin Artaud. Un percorso che procede in una tensione contraddittoria: da una parte la volontà di liberarsi, di farsi a pezzi, di tenersi fuori dal mondo, dall’altra il desiderio di ricostituzione e di condivisione del tormento del corpo.

Progetto, coreografia, danza costumi Stefania Tansini
Musiche Paolo Aralla
Luci Elena Gui
Drammaturgia Raffaella Colombo
Tutor Silvia Rampelli
Vocal care Monica Demuru
Direzione tecnica Omar Scala
Assistente ai costumi Chiara Sommariva
Un ringraziamento speciale a MeArTe_ fabrics and tailoring
In co-produzione con Fondazione Teatro Grande di Brescia, Romaeuropa Festival, Nanou associazione culturale
Con il supporto di residenza Artisti nei Territori Masque Teatro, Boarding Pass Plus Dance/Santarcangelo dei Teatri, Olinda residenza artistica, residenza da Centro nazionale di produzione della danza Virgilio Sieni, progetto Air_Artisti in residenza 2023/Lavanderia a Vapore

Artist supportata da Fondazione Teatro Grande di Brescia

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Un Discreto Protagonista è il racconto di un istante, l’istante del tempo che va fuori dai cardini, o prima ancora, in cui equilibrio e simmetria si rompono per dare inizio al tempo. Nessun bang, nessun rumore, solo una temporanea vibrazione dell’aria. La simmetria si frantuma e presenze sfocate si sovrappongono, si mescolano. Si tramutano e cambiano in una espansione costante. Sono resti e frammenti sparsi, che in uno spazio fluido tentano di ricomporsi in forme e rapporti geometrici, generando relazioni sempre diverse. All’interno di una pagina bianca, prende forma una narrazione, che va al di là di una storia visibile: danza pura e frammenti narrativi irrompono attraverso immagini legate ad alcune fra le storie più antiche, come pezzi di un’unica storia.

Un discreto protagonista

Concetto e direzione Alessandra Paoletti & Damiano Ottavio Bigi/FRITZ Company

Danzatori Damiano Ottavio Bigi, Lukasz Przytarski
Composizione e progettazione sonora David Blouin
Collaborazione al disegno luci Evina Vassilakopoulou / Amador Artiga Tuset / David Blouin
Musica Antonio Vivaldi, Brian Eno, Antonio Caldara, The Nicholas Brothers & Cab Calloway, David Blouin
Foto e video Amador Artiga Tuset, @velislavvelislav, Pavlos Kosmidis
Co-produzione Compagnia Simona Bucci/Degli Istanti; TORINODANZA Festival, ONE DANCE WEEK Festival – Plovdiv
Con il supporto di 2WORKS / DIMITRIS PAPAIOANNOU, il FUNARO / Pistoia, Fabbrica Europa / PARC Performing Arts Research Centre – NRW Ministerium für Kultur und Wissenschaft, Teatro-Biblioteca Quarticciolo – Roma

DURATA: 50 minuti

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Shechter II è la compagnia di giovani danzatori di Hofesh Shechter, uno dei più dirompenti coreografi della nuova scena internazionale.
From England with love è un’ode a questo intricato e stupendo Paese. Nella coreografia di Shechter i danzatori evocano il paradosso profondo di questo Paese, aperto, generoso e alla ricerca della sua anima, sempre in conflitto tra la sua storia buia e il forte attaccamento alle vecchie tradizioni. Ci coinvolgono nella loro ricerca d’identità e di conoscenza di se stessi mentre lottano con questo complesso sistema di valori e messaggi contrastanti. Una ricca partitura che combina i suoni mozzafiato dei compositori inglesi, presentati in contrasto con un rock scatenato accostato a echi di coro e musica elettronica in una cacofonia all’avanguardia. Giocosa e accattivante, carica d’orgoglio e di paradosso, From England with Love si presenta come una lettera indirizzata a ‘Dear John’ … una nota di addio ad amici e nemici e una sbirciatina nel cuore e nell’anima di questo Paese, bellissimo ma al tempo stesso complicato.

Coreografia e musica Hofesh Shechter
Luci Tom Visser
Ideazione costumi Hofesh Shechter
Danzatori Holly Brennan, Yun-chi Mai, Eloy Cojal Mestre, Matthea Lára Pedersen, Piers Sanders, Rowan Van Sen, Gaetano Signorelli, Toon Theunissen
Musica aggiuntiva composizioni inglesi di Edward Elgar, Tomas Tallis, Henry Purcell & William H. Monk
Produzione Hofesh Shechter Company
Co-commissionata da Château Rouge, scène conventionnée – Annemasse, Espace 1789, scène conventionnée danse – Saint-Ouen, Scène nationale de Bourg-en-Bresse, Düsseldorf Festival, Escales Danse
Con il supporto del Théâtre de la Ville Paris, Fondazione I Teatri Reggio Emilia. Residenza creativa a DanceEast, Ipswich.

Hofesh Shechter Company riceve il supporto per il programma Shechter II 2024 dalla John Ellerman Foundation e la Harold Hyam Wingate Foundation, e dalla sezione “supporto progetti” della Jerwood Arts towards Jerwood 🖤 SII – attraverso il Continued Professional Development offerto ai danzatori.

Hofesh Shechter Company è sostenuta da fondi pubblici dell’Arts Council England e beneficia del sostegno di BNP Paribas Foundation per la realizzazione dei suoi progetti.

DURATA: 55 minuti

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Senza titolo è una performance che assume forme, durate e toni ogni volta differenti. Lo spazio viene lasciato intatto e innesca la danza, che si costruisce nell’effettivo e immediato incontro tra gli elementi agenti: i rudimenti delle architetture, il movimento e la postura del pubblico. Anche l’ambiente sonoro è quello offerto dal luogo, a cui non viene aggiunta alcuna elaborazione musicale. La composizione coreografica non segue a priori scrittura, task o linee guida, ma viene costruita simultaneamente all’azione e ogni elemento informa nell’istante ogni scelta. Il pubblico è invitato a spostarsi, distrarsi, annoiarsi o fare altro. Collocandosi e muovendosi nello spazio, lo spettatore introduce nuovi elementi alla performance, alimentandone la composizione. Gli abiti, immaginati da Fabio Quaranta per Senza titolo, rientrano nella trama di stimoli e suggestioni che declinano le azioni.

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Per la prima volta a Brescia e in prima italiana, il nuovo lavoro di ZOO | Thomas Hauert, figura storica della scena coreografica internazionale. Conosciuto per la profondità e il rigore del suo movimento coreografico, Hauert ama esplorare e cercare connessioni. Da qui anche il rapporto con la musica, dal pop al contemporaneo, dal jazz al barocco, gioca un ruolo importante nel suo lavoro. Questo suo ultimo lavoro, ancora in fase di creazione e coprodotto anche dalla Fondazione del Teatro Grande di Brescia, accoglie e sviluppa un processo creativo in cui l’indagine psicologica, vita interiore, le emozioni, l’inconscio rappresentano il motore del movimento.

“Il mio fascino per la danza è strettamente legato ai suoi aspetti sensuali, alla sensazione della danza, del movimento nel corpo e di ciò che si prova guardandola. Una parte importante dei miei processi creativi, e per estensione della mia metodologia di insegnamento, deriva dal mio desiderio di esplorare e massimizzare le possibilità creative del corpo in movimento e in interazione – con altri corpi, con forze interne ed esterne, con la musica – e di andare oltre le abitudini inscritte in esso. Si tratta di un approccio molto concreto in cui la materia emerge direttamente dai nostri corpi confrontati con le forze e lo spazio. Si sviluppa una drammaturgia astratta ma espressiva, più vicina alla composizione musicale che alla narrazione teatrale. Il pubblico viene condotto in un viaggio sensoriale ed emotivo che coinvolge l’inconscio tanto quanto la mente analitica.” (Thomas Hauert)

PRIMA ITALIANA

Concept, direzione, coreografia, danza Thomas Hauert
Musiche in via di definizione
Costumi, scene Chevalier-Masson
Luci Bert Van Dijck
Suono Bart Celis
Produzione ZOO/Thomas Hauert
Coproduzione in via di definizione Festival de la Bâtie, Mercat de les Flors, GREC Festival Studio: Grand Studio, studio Thor, Charleroi danse, Tictac art center, Fondazione Teatro Grande di Brescia
Grazie al supporto di Tax Shelter of the Federal Belgian government

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Sharon Eyal, acclamata coreografa dalla firma inconfondibile, combina qui l’estetica classica e la fisicità del balletto con la musica elettronica. Dopo Plafona Now e il successo internazionale Soul Chain, Promise è la sua terza creazione per la compagnia Tanzmainz, ulteriore tappa di un processo creativo comune, in questo caso durato sole sei settimane di intenso lavoro con sette danzatori della compagnia.
In scena i danzatori diventano un corpo unico, muovendosi, nell’ombra, tra vicinanza e desiderio, estasi e solitudine, in uno spazio in cui le immagini irreali scompaiono con la stessa rapidità con cui sono arrivate, eppure restano chiaramente visibili, come istantanee nella mente. Una magia tipica della danza, ma qui portata all’estremo, grazie a un complesso intreccio di disciplina e dedizione, ma anche a un lavoro di sottrazione di possibili significati. Ancor più che gli altri lavori, Promise è come un sogno: immagini si susseguono in scena e lasciano un’impronta nella memoria dello spettatore, come frammenti di eternità.

Coreografia Sharon Eyal
Consulente artistico Gai Behar
Costumi Rebecca Hytting
Composizione Ori Lichtik
Luci e scena Alon Cohen
Assistenza coreografica Rebecca Hytting, Keren Lurie Pardes
Direzione prove e produzione Natalia Rodina
Danzatori Amber Pansters, Maasa Sakano, Marija Slavec-Neeman; Zachary Chant, Finn Lakeberg, Cornelius Mickel, Matti Tauru
Direzione tanzmainz Honne Dohrmann
Direzione produzione artistica Lisa Besser
Assistente direzione danza e coordinamento tournée Hannah Meyer-Scharenberg
Direttore di scena Matthew Tusa
Produzione Staatstheater Mainz

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In occasione del trentennale, la Fondazione del Teatro Grande invita la Spellbound Contemporary Ballet con un programma ideato dal coreografo fondatore della compagnia Mauro Astolfi e da Jacopo Godani, affermato coreografo ora Direttore e coreografo della Dresden Frankfurt Dance Company.

“Viviamo in un pianeta pieno di ricordi. Abbiamo impiegato circa trent’anni per imparare come assemblare i nostri e non diventarne schiavi. Il ricordo della prima caduta, quell’attimo prima e soprattutto quell’attimo dopo che ci ha fatto capire che è stato un bene spingerci verso esperienze più profonde. Questo è il nostro punto di partenza, nato dall’idea e dal tentativo di parlare dell’interconnessione di tutto quello che abbiamo attraversato. Trent’anni per capire che non saremo mai delle isole indipendenti ma parte di un tutto. Probabilmente avremo ricordi più ricchi di cui nutrirci , forse sempre più disordinati, ma pur sempre qualcosa che mettiamo dentro e poi tiriamo fuori da noi stessi. Recollection of a falling è il nostro sistema di dati accessibili e infinitamente espandibili. Come esseri umani abbiamo fornito prove sufficienti delle nostre capacità di distruggere tutto: il ricordo di una caduta, piccola o pericolosamente grande può essere il modo per riconnetterci al mondo naturale, saltarci dentro e ricostruirlo ogni giorno”.

RECOLLECTION OF A FALLING
Postiamo il futuro

Programma in due parti
Creazioni di Jacopo Godani, Mauro Astolfi

30 anni di Spellbound Contemporary Ballet

Interpreti Anita Bonavida, Maria Cossu, Lorenzo Beneventano, Mario Laterza, Giuliana Mele, Alessandro Piergentili, Roberto Pontieri, Martina Staltari, Miriam Raffone
Disegno Luci Marco Policastro
Costumi Anna Coluccia
Produzione Spellbound in collaborazione con Comune di Pesaro & AMAT per Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, Festival Torino Danza

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Che cosa facciamo? Come stiamo? Che cosa ce ne facciamo di questa vita, in questo corpo, in questa situazione?

Dopo la coreografia My Body solo, Stefania Tansini ancora una volta si sofferma su alcune questioni esistenziali andando a completare con My Body trio un percorso legato alla composizione umana, alla ricerca della verità intima tra tre esseri umani. I movimenti dei tre danzatori ricamano incessantemente lo spazio in una tensione duplice: da un lato mantenere intatta la dimensione comunitaria, dall’altro tenere salda la propria autonomia e libertà individuale. Due prospettive complementari, due modalità di essere, di stare, di fare che creano un continuo desiderio di incontro.
Stefania Tansini ha vinto il Premio UBU 2022 come migliore attrice/performer under35.

Progetto, coreografia Stefania Tansini
Danzatori Barbara Carulli, Filippo Porro, Stefania Tansini
Luci Matteo Crespi
Coproduzione Romaeuropa Festival, Fondazione Teatro Grande di Brescia, Nanou Associazione Culturale
Con il sostegno di Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, Bando Toscana Terra Accogliente promosso da RAT Residenze Artistiche della Toscana (Anghiari Dance Hub, Con.Cor.D.A. Sosta Palmizi), in collaborazione con Teatro Metastasio di Prato, Fondazione Toscana Spettacolo e Centro di Produzione della Danza Virgilio Sieni, Teatro Petrella di Longiano, Masque Teatro
Foto e video Luca Del Pia
Tecnico luci Omar Scala 

DURATA: 45 minuti