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Nel flamenco, come in ogni altra arte, storici, specialisti e critici hanno progressivamente definito i periodi di riferimento. L’età dell’oro del Flamenco corrisponde a un periodo che va dalla fine del XIX secolo fino agli anni ‘30 del XX secolo. Questo periodo si contraddistingue in modo particolare per la danza e il canto, la chitarra subentrerà più avanti.
Nel suo spettacolo Israel Galván – considerato a livello internazionale come il più grande interprete del flamenco – fa risorgere quest’epoca meravigliosa, con la collaborazione dei fratelli David e Alfredo Lagos (rispettivamente cante e toque). Un’interpretazione che si distoglie dai percorsi battuti, stravolgendo i canoni e miscelando sapientemente tradizione e contemporaneità.

 

ISRAEL GALVÁN COMPANY
Direttore Israel Galván
Direttore artistico Pedro G. Romero
Coreografia e danza Israel Galván
Canto David Lagos
Chitarra Alfredo Lagos
Fonico Pedro León
Luci Rubén Camacho
Produzione A Negro Producciones, Cisco Casado
Debutto 26 febbraio 2005, IX Festival di Jerez

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BEAT è partito dal mettere in discussione il significato di far parte di una generazione cresciuta con la promessa di infinite possibilità. Si è sviluppato in una continua ricerca su come ci identifichiamo, come ci riconosciamo (o no) nelle/negli altr* e come siamo in grado di proiettare più immagini di noi stess*. Ora immaginiamo BEAT come una celebrazione della fatica, del dolore e dell’incertezza di decidere giorno per giorno – momento per momento – chi siamo. Una persona. Sul posto. Reinventarsi continuamente.

 

Interpretato da Margherita Elliot
DJs Martha
Luci Seth Rook Williams
Costumi KASPERSOPHIE
Drammaturgo Simon Ellis
Outside Ear Alberto Ruiz Soler
Manager di produzione Fergus Waldron
Produttrice Sarah Maguire
Movement Advisor Olmo Hidalgo
Diretto da Moreno Solinas, Igor Urzelai
Co- prodotto da Theatre de la Ville
Finanziato da National Lottery through Arts Council England
Commissionato da The Place, The Lowry and Cambridge Junction
Supportato da the Spanish Embassy Office of Cultural and Scientific Affairs, Siobhan Davies Dance, Dance4, TIR Danza, Workshop Foundation, Dantzagunea, l’Animal a l’esquena, BAD Festival, S’ALA and The Point.
Ringraziamenti: Angelica Bollettinari, Alice Elliot, Martin Holbraad, I Matti (Gameshow), Animali Domestici, Francesca Pennini, Margherita d’Aloja e Marisa Lim.

 

Avvisiamo il gentile pubblico che lo spettacolo prevede effetti strobo.

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A partire dalla versione di Marius Petipa/Lev Ivanov nel 1894, Il lago dei cigni rappresenta come pochi altri balletti l’immagine mitica della danza accademica.
Nella coreografia ideata per il Ballet de l’Opéra national du Rhin, Radhouane El Meddeb decostruisce la tessitura classica – conservandone l’eccellenza e la magia – per rendere la celebre storia d’amore più romantica ed emozionale facendo leva sulla parte più carnale ed emotiva del corpo.

LE LAC DES CYGNES o IL LAGO dei CIGNI
RADHOUANE EL MEDDEB
PIOTR ILLITCH TCHAÏKOVSKI
CCN•BALLET DE L’OPÉRA NATIONAL DU RHIN
Creazione gennaio 2019 per la compagnia

Ballet de l’Opéra national du Rhin
Direttore artistico Bruno Bouché
Coreografia Radhouane El Meddeb
Musica Piotr Ilič Čajkovskij
Scene Annie Tolleter
Costumi Celestina Agostino
Luci Éric Wurtz
Maestri di Ballo Claude Agrafeil, Adrien Boissonnet
Produzione Ballet de l’OnR | Compagnie de SOI

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Com’è costruito un assolo? Qual è la relazione dell’emozione con il movimento? Quand’è che il gesto diventa danza? Qual è la relazione tra il danzatore e la scenografia? E soprattutto, come si crea il misterioso e magico legame tra l’artista e il pubblico? Eseguendo dal vivo alcuni estratti del repertorio del Tanztheater, Cristiana Morganti racconta il suo percorso artistico e umano con la grande coreografa tedesca e ci fa scoprire quanta dedizione, fantasia e cura del dettaglio sono racchiusi nel linguaggio di movimento creato da Pina Bausch. Un omaggio a una delle artiste più importanti del Novecento.

Di e con Cristiana Morganti
Direttore tecnico Simone Mancini
Produzione Il Funaro – Pistoia
Con l’accordo e il sostegno della Pina Bausch Foundation – Wuppertal

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Il lavoro Save the last dance for me del pluripremiato coreografo e danzatore Alessandro Sciarroni nasce in collaborazione con Giancarlo Stagni, un maestro di balli Filuzziani che ha ridato vita all’antica tradizione bolognese della Polka Chinata grazie alla riscoperta e allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Alessandro Sciarroni scopre questa danza nel dicembre 2018 quando era praticata in Italia solo da 5 persone. Il progetto prevede una performance eseguita dai due danzatori e ha l’obiettivo di diffondere e ridare vita a questa tradizione popolare in via d’estinzione.

 

Invenzione Alessandro Sciarroni
Con Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini
Collaborazione artistica Giancarlo Stagni
Musica Aurora Bauzà e Pere Jou (Telemann Rec.)
Abiti Ettore Lombardi
Direzione tecnica Valeria Foti
Promozione, consiglio, sviluppo Lisa Gilardino
Amministrazione, produzione esecutiva Chiara Fava
Comunicazione Damien Modolo

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Bermudas è un lavoro coreografico basato su regole semplici e rigorose che producono un moto perpetuo, adottabile da ogni performer come una condizione per esistere accanto agli altri e costruire un mondo ritmicamente condiviso. Il lavoro è ispirato dalle teorie del caos, dalla generazione di insiemi complessi a partire da condizioni semplici, dai sistemi evolutivi della fisica e della meteorologia. Il risultato finale è una danza che permette continuamente alla danza di qualcun altro di trovare spazio, creando una forte tensione relazionale, un campo energetico molto intenso.

PREMIO DANZA&DANZA COME MIGLIOR PRODUZIONE ITALIANA 2018
PREMIO UBU 2019 COME MIGLIOR SPETTACOLO DI DANZA
SELEZIONATO ALLA NEW ITALIAN DANCE (NID) PLATFORM 2019

Ideazione e coreografia Michele Di Stefano
Musica Kaytlin Aurelia Smith, Juan Atkins/Moritz Von Oswald, Underworld
Luci Giulia Broggi in collaborazione con Cosimo Maggini
Meteo Antonio Rinaldi
Custom styling Marco Mazzoni e Michele Di Stefano
Consulenza matematica Damiano Folli
Management Carlotta Garlanda
Distribuzione Jean François Mathieu
Coproduzione mk e Bolzano Danza / Tanz Bozen
In collaborazione con AMAT Civitanova Casa della Danza, Residance/DanceHaus PIù Milano, Dialoghi – residenze delle arti performative a Villa Manin Udine, Una diversa geografia/Villa Pravernara Valenza, AngeloMai Roma, L’ Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
Con il contributo Regione Lazio – Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili e MIBACT
Première il 19 luglio 2018 a Bolzano Danza / Tanz Bozen Festival

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Væver è un progetto che offre un punto di vista inedito e stimolante nel campo della performance d’improvvisazione. Emanuele Maniscalco, polistrumentista affermato di origini bresciane, sviluppa un linguaggio profondo ed essenziale, prendendo spunto da diverse influenze che spaziano dal jazz all’ambient music, dalla musica popolare brasiliana a quella colta del Novecento, da Bach all’art pop. Ogni idea musicale è tradotta attraverso le azioni coreografiche di Camilla Monga e il risultato è tanto potente quanto delicato: Væver diviene un luogo in cui il limite diventa forza, coabitato da danza e musica. La coreografia è concepita come una trama in continua evoluzione in cui la ripetizione diviene forma di cambiamento. Il corpo è alter-ego della performance musicale che tramite una combinazione ciclica di immagini si fa interprete di come vede il mondo o lo vorrebbe vedere.

Progetto di Camilla Monga ed Emanuele Maniscalco
Coreografia e danza Camilla Monga
Musica (batteria e synth) Emanuele Maniscalco
Coproduzione Cango Virgilio Sieni – VAN Associazione Culturale
Produzione Fondazione Teatro Grande di Brescia

 

PROGRAMMA DI SALA


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Ghost è la nuova creazione ideata dal duo composto dalla coreografa e danzatrice Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib, con la collaborazione del regista-designer londinese Simon Vincenzi. Ghost prende ispirazione dalla cultura footwork, genere di street dance nata a Chicago verso la fine degli anni ’90 che si è imposta come una tendenza delle sottoculture urbane. La compagnia Barokthegreat reinterpreta questa ritmica in un processo di astrazione in cui gli arti sembrano prendere una vita propria, facendo emergere l’aspetto più fantasmatico di gambe e piedi di un corpo danzante.

Concept Barokthegreat
Danza e coreografia Sonia Brunelli
Musica Leila Gharib
Cooperazione artistica Simon Vincenzi
Coproduzione Schauspiel Leipzig, Xing/Live Arts Week
Con il supporto di CiCi Centro interdisciplinare di Cultura italiana – Universität Leipzig

 

PROGRAMMA DI SALA


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La Natura delle cose di Virgilio Sieni è ispirato al De rerum natura di Lucrezio e incontra lo spirito e gli intenti del filosofo latino, riflettendo sull’oggi: la danza, partendo dalla costruzione coreografica e dalla riflessione sul movimento del corpo nella scena, arriva a definire una poesia fisica che richiama uno sguardo pronto ad aprirsi su accadimenti estremi e impressionanti, che sfuggono al dominio della razionalità.
Lo spettacolo si avvale per la drammaturgia della prestigiosa collaborazione di Giorgio Agamben – tra i più importanti e originali filosofi del nostro tempo – e per le musiche del compositore Francesco Giomi, oltre alla collaborazione con Nada per i testi registrati che accompagnano lo spettacolo.

Dal De rerum natura di Lucrezio
Regia, coreografia, scene Virgilio Sieni
Collaborazione alla drammaturgia e traduzioni Giorgio Agamben
Con Ramona Caia, Jari Boldrini, Nicola Cisternino, Maurizio Giunti, Andrea Palumbo
Musiche originali Francesco Giomi
Voce Nada Malanima
Costumi Geraldine Tayar ed Elena Bianchini
Strutture gonfiabili Fly In Balloons s.r.l.
Maschere animali Chiara Occhini
Prosthesis e consulenza meccanismi, automazioni Giovanna Amoroso e Istvan Zimmermann-Plastikart
Si ringrazia Tempo Reale Firenze

 

 


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Il lavoro Save the last dance for me del pluripremiato coreografo e danzatore Alessandro Sciarroni nasce in collaborazione con Giancarlo Stagni, un maestro di balli Filuzziani che ha ridato vita all’antica tradizione bolognese della Polka Chinata grazie alla riscoperta e allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Alessandro Sciarroni scopre questa danza nel dicembre 2018 quando era praticata in Italia solo da 5 persone. Il progetto prevede una performance eseguita dai due danzatori e ha l’obiettivo di diffondere e ridare vita a questa tradizione popolare in via d’estinzione.

 

Invenzione Alessandro Sciarroni
Con Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini
Collaborazione artistica Giancarlo Stagni
Musica Aurora Bauzà e Pere Jou (Telemann Rec.)
Abiti Ettore Lombardi
Direzione tecnica Valeria Foti
Promozione, consiglio, sviluppo Lisa Gilardino
Amministrazione, produzione esecutiva Chiara Fava
Comunicazione Damien Modolo


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