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Una performance sussurrata per due persone alla volta, nata dall’incontro tra due delle menti più originali e sovversive della scena performativa britannica: Ant Hampton (precedentemente conosciuto per il suo lavoro come Rotozaza) e Tim Etchells (Forced Entertainment). Nella sala di lettura vengono consegnati un iPod e delle cuffie. Ti siedi di fianco al tuo compagno di avventura, hai di fronte una pila di libri e segui le istruzioni che ti vengono impartite. Il momento presente e lo spazio circostante sono sotto scrutinio: ogni rumore è amplificato, ogni movimento si riempie di significato. I segni neri sulle pagine che sei invitato a guardare e condividere si rivelano capaci di infinite possibilità. Ed ecco che una pratica tipicamente solitaria e interiore come quella della lettura si apre al mondo esterno, smantellando preconcetti e reinventando procedure. Un sensazionale pezzo di “autoteatro”, un’esperienza semplicemente magica.

 

creazione Ant Hampton, Tim Etchells – voci versione inglese Ant Hampton, Seth Etchells, Jenny Naden – produzione artistica Katja Timmerberg – registrazione binaurale TiTo Toblerone – commissione e produzione Ciudades Paralelas: a festival of portable theatre curated by Stefan Kaegi and Lola Arias, developed in co-production between HAU Berlin and Schauspielhaus Zürich, in collaboration with Goethe-Institute Warschau, Teatr Nowy and the foundation of Teatr Nowy, commissioned by Kulturstiftung des Bundes, the Swiss Cultural foundation Pro Helvetia and Goethe Institute Buenos Aires – coproduzione Vooruit Arts Centre, Belgium 

fotografia di Lorenza Daverio

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Pochi artisti hanno avuto tanta influenza sul jazz acustico ed elettronico e sul rythm&blues di quanta ne abbia avuta Herbie Hancock. Di lui Miles Davis scrisse nella sua autobiografia: ”Herbie è stato l’evoluzione dopo Bud Powell e Thelonius Monk, e ancora non ho sentito nessuno che sia andato più avanti di lui”.

Una leggenda della musica mondiale, vincitore di numerosi premi tra cui 14 Grammy Awards, un’occasione unica per ascoltare dal vivo uno dei più grandi artisti contemporanei.

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Le proposte di danza della Stagione 2014 si completano con un classico del balletto, Lo schiaccianoci, che andrà in scena il 2 dicembre alle 21.00 interpretato dal Balletto dell’Opera Nazionale di Riga la cui storia affonda le sue radici nella migliore tradizione della scuola di balletto russa.

Un classico del repertorio che dopo dieci anni di assenza torna sul palcoscenico del Grande portando il fascino di una fiaba senza tempo che, sulla grazia della partitura di Čajkovskij, racconta di un mondo poetico di delicata nostalgia, dell’infanzia che si trasforma nelle inquietudini dell’adolescenza.

 

Balletto in due atti con prologo e epilogo
Musica di P.I. Čajkovskij
Libretto di Marius Petipa dalla fiaba di E.T.A. Hoffmann “Schiaccianoci e il Re dei Topi”, rivisto da Aivars Leimanis,
Coreografia e messa in scena di Aivars Leimanis (dalla produzione originale di Vasilij Vajnonen)

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INTORNO A PIETRO ANTONIO LOCATELLI 
19 OTTOBRE 2014, h. 11.00

Ensemble Donizetti
Enrico Casazza, violino e direzione

PROGRAMMA
Arcangelo Corelli Concerto grosso in re maggiore op. 6 n. 4
Pietro Antonio Locatelli Concerto  grosso  op.1 n. 5   in D major
Antonio Vivaldi Concerto in e-moll „Il Favorito“ für Violine und Streicher
Pietro Antonio Locatelli Concerto  grosso  op.1 n. 12   in G minor
Antonio Vivaldi Concerto for  violin, strings and basso continuo in D major  RV202a
“Per  la S.S. della lingua di S.Antonio”

 

OH VOI CHE AMOR SEGUITE – GIOIE E PENE D’AMORE DA MONTEVERDI A HASSE

4 DICEMBRE 2014, h. 21.00
Ensemble “Le Musiche Nove”
Claudio Osele, direttore
Veronika Kralova, soprano

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Natürliche Dauern, l’ultimo capolavoro pianistico di Karlheinz Stockhausen, è una passeggiata attraverso l’invisibile, un paesaggio unicamente sonoro creato da uno dei compositori più significativi del XX secolo. Un ciclo pianistico di 24 brani che si susseguono senza interruzione, in un vero e proprio caleidoscopio di momenti lirici, percussivi, estreme rarefazioni del suono e improvvise accensioni. Carlo Boccadoro, compositore e pianista, fondatore dell’ensemble Sentieri selvaggi, affronta dal vivo per due ore e mezza la partitura con spirito di scoperta, rendendola enigmatica e meditativa, mentre il pubblico può ascoltare, entrare e uscire dalla sala a suo piacimento, come se osservasse il firmamento, sapendo che può interrompere la visione e riprenderla quando vuole.

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In “Parkin’son” gli interpreti sono un terapista di 64 anni, senza una formazione in danza e un coreografo di 34 anni: due generazioni a confronto, un padre e suo figlio per raccontarsi attraverso il corpo. Padre e figlio D’Anna, come se uscissero da una delle storie di “Vite di uomini non illustri” di Giuseppe Pontiggia, esplorano la loro relazione sul palco: una collezione di eventi personali, drammatici e non, che trovano la propria testimonianza sulle linee della pelle e sulle forme di due corpi legati dal sangue e dalla propria storia. Il Curriculum Vitae degli interpreti s’interseca al movimento creando una partitura che si muove tra teatro e astratto dove la malattia marca limiti da oltrepassare.

Il progetto nasce dal desiderio di usare “il limite” come fonte di possibilità e di raccontare le due storie con la scansione cronologica delle vite illustri, puntando all’esaltazione di momenti e fatti che, a un occhio esterno, potrebbero non sembrare degni di nota ma che rendono l’esistenza memorabile. Parkin’son è vincitore del Premio Equilibrio Roma 2011. Giulio D’Anna ha ricevuto il Premio Danza&Danza 2012.

 

 

Concept e direzione: Giulio D’Anna
Creazione e performance: Giulio e Stefano D’Anna
Assistente direzione e produzione: Agnese Rosati
Musiche originali: Maarten Bokslag
Disegno luci e scene: Theresia Knevel e Daniel Caballero
Durata: 60 minuti
Prodotto da: Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Officina Concordia (un progetto di Comune di San Benedetto del Tronto e AMAT) e Civitanova Casa delle Danza (progetto di Civitanova Danza/AMAT).
Con il supporto di: Danceworks di Luana Bondi-Ciutti, Anna Maria Quinzi.
In collaborazione con Versiliadanza.
Giulio D’Anna fa parte di Matilde, piattaforma regionale per la nuova scena marchigiana, un progetto di Regione Marche e AMAT.

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CRISTINA ZAVALLONI, mezzosoprano
PAOLO FRESU, tromba e flicorno
STEVEN BERNSTEIN, tromba
GIANLUCA PETRELLA, trombone
MARCUS ROJAS, tuba

Barocco! vede l’incontro della voce versatile e personalissima di Cristina Zavalloni – che ha avuto una formazione jazzistica ma si dedica con uguale passione e felicità di risultati a ogni genere di musica, da Monteverdi a Britten – e di Brass Bang!, il quartetto di straordinari musicisti jazz , di talento strepitoso e di fama mondiale, a cominciare dalla tromba di Paolo Fresu.
Il loro progetto s’incentra su una fantasmagorica  rivisitazione del repertorio barocco italiano: arie vocali e brani strumentali celebri di Haendel, Pergolesi, Stradella, Vivaldi verranno interpretati dalla voce flessibile e caleidoscopica di Cristina Zavalloni in nuovi, stimolanti arrangiamenti per quartetto di ottoni, pensati per un concerto, essenzialmente acustico, che, pur mantenendo la limpidezza della scrittura originale, offrirà anche agli straordinari strumensti di Brass Bang! la possibilità di emergere ciascuno nella propria parte solistica.
Cristina e tutti i musicisti coinvolti non dimenticano il loro rapporto d’amore con la musica anglosassone e hanno accostato ai compositori italiani alcune toccanti composizioni dell’inglese John Dowland. Una vera esplosione di musica, talento, entusiasmo.

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A preludio della Stagione, torna la Festa dell’Opera, uno dei progetti più innovativi realizzati dalla Fondazione del Teatro Grande. Un disegno culturale di ampio respiro – giunto alla sua terza edizione – che per la sua importante valenza educativa ha recentemente ricevuto il prestigioso Premio Filippo Siebaneck nell’ambito del Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana.

Sabato 13 settembre Brescia sarà quindi nuovamente invasa, per un’intera giornata, dalla musica e dai canti di una tradizione a cui il nostro Paese è legato da secoli. Attraverso la cultura, la Festa dell’Opera interesserà trasversalmente tutto il contesto urbano, dal centro alla periferia, per creare un forte coinvolgimento della Città e delle diverse realtà che in essa operano. Per celebrare l’anniversario dei 110 anni della prima rappresentazione al Teatro Grande, la Fondazione ha deciso di dedicare la Festa dell’Opera 2014 a Puccini e alla sua Madama Butterfly.

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La Stagione d’Opera si apre nei giorni 3 e 5 ottobre, rispettivamente alle ore 20.30 e alle ore 15.30, con Madama Butterfly di Giacomo Puccini che torna sul palco del Teatro Grande di Brescia dopo 7 anni di assenza: il 28 maggio 1904 Madama Butterfly otteneva al Teatro Grande il suo primo trionfale successo poiché nel febbraio dello stesso anno la prima rappresentazione assoluta dell’opera alla Scala era stata clamorosamente stroncata dal pubblico e dalla critica. La rappresentazione bresciana, cui l’autore si preparò intervenendo sulla partitura e seguendo da vicino le prove, costituì dunque un momento fondamentale per la vita del capolavoro pucciniano e quindi per la storia del melodramma italiano.

È parso quindi opportuno rendere omaggio a questo importante anniversario inserendo il celebre capolavoro di Puccini tra i titoli della Stagione 2014: è un allestimento di particolare pregio che segue in ogni parte la seconda stesura pucciniana scritta appositamente per il nuovo debutto bresciano e che vede l’azione della tragedia giapponese – così chiamata da libretto – scandita in due atti.

Il cast, di prim’ordine, vede alla direzione d’orchestra dei Pomeriggi Musicali Giampaolo Bisanti che, oltre ad aver diretto le orchestre di tutte le Fondazioni liriche italiane, è risultato vincitore di numerosi concorsi internazionali tra cui spicca il prestigioso Concorso Internazionale “Dimitri Mitropoulos” di Atene. La regia porta la firma di Giulio Ciabatti, affermato regista d’opera che il pubblico ricorderà per il suo lavoro nel 2009 alla produzione del dittico I Sette Peccati Capitali di Weill e Trouble in Tahiti di Bernstein. Scene e costumi sono curati da Pier Paolo Bisleri, mentre le luci e le videoimmagini sono curate da Claudio Schmid. Per i ruoli principali sono stati scelti Cellia Costea (Cio-Cio-San), Giovanna Lanza (Suzuki), Giuseppe Varano (F.B. Pinkerton) e Domenico Balzani (Sharpless). Al loro fianco saranno impegnati Annalisa Sprovieri (Kate Pinkerton), Saverio Pugliese (Goro), Manrico Signorini (Zio Bonzo), Carlo Checchi (Yakusidé) e Antonio Barbagallo (Yamadori/Il Commissario Imperiale). L’allestimento è quello della Fondazione Teatro “Giuseppe Verdi” di Trieste. Oltre ai Teatri del Circuito Lombardo, partecipa alla coproduzione anche la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

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Nei giorni 24 e 26 ottobre torna sul palcoscenico del Grande Il Sogno di una cosa, l’opera realizzata dalla Fondazione del Teatro Grande in occasione dei 40 anni dalla strage di Piazza Loggia.

Dopo il debutto in prima assoluta del 9 maggio 2014, accolto con grande successo di pubblico e critica, la Città ha nuovamente occasione di poter apprezzare questo lavoro dalla duplice valenza: civile, per la commemorazione dell’anniversario, e artistico, per la scelta di investire nella produzione di una nuova opera contemporanea. Un lavoro corale affidato a tre artisti italiani di straordinario talento: Mauro Montalbetti – affermato compositore contemporaneo a cui è stata commissionata la partitura dell’opera – Marco Baliani, attore, drammaturgo e regista teatrale tra i più noti in Italia e Alina Marazzi, una delle firme più importanti del panorama cinematografico italiano. Carlo Boccadoro guiderà l’Ensemble Sentieri Selvaggi sulla partitura di Montalbetti e ritroveremo nel cast artistico il soprano Alda Caiello, una delle maggiori interpreti nel panorama europeo per versatilità, raffinatezza e capacità espressive, l’attore Marco Baliani, il musicista Roberto Dani che si occuperà di suoni e azioni di scena, e i giovani danzatori della Scuola Paolo Grassi di Milano. Le parti corali saranno affidate al Coro Costanzo Porta di Cremona diretto da Antonio Greco.