Il motto accademico

Nel corso del ‘600 alle tante Accademie che stavano nascendo vennero imposti alcuni obblighi, tra cui avere una specifica denominazione, dotarsi di un proprio motto e scegliere un Santo protettore. Così, nella storia del Grande, l’Accademia degli Erranti decise di avvalersi della divina protezione di Santa Caterina da Siena e di adottare come propria l’immagine della luna falcata sormontata dal motto Non Errat Errando. Tale “slogan” assunse un maggiore e più completo significato quando venne ripreso nel sovraporta d’accesso della sede dell’Accademia.

Hic reparatis Hephesi ruinis / Cynthia comitata musis vallata Amazonibus / non errat errando. /
Haec si cupis intueri quis quis es / uno dempto Herostrato / ascende viator.

Il testo è scritto in un intenzionale latino enfatico e, tramite il riferimento al mito greco di Cinzia (in latino Diana, Dea identificata con la Luna), ci restituisce i principi fondamentali dell’Accademica. Qualcuno sostiene che il riferimento al mito di Diana derivi dal fatto che nella zona del convento di S. Faustino, prima sede dell’Accademia, vi fosse in epoca romana un tempio dedicato alla dea Diana. Quindi, così come Cinzia scappò dalle rovine incendiate del tempio di Efeso e, accompagnata dalle Amazzoni, trovò un rifugio dove poter ricominciare la propria attività, anche gli Accademici si allontanarono dalla loro prima residenza, per stabilire la sede definitiva dell’Accademia in questo nuovo posto. Questo vagare, interpretabile in modo estensivo anche nella libera accezione di “errare, sbagliare”, non è da considerarsi sbagliato in quanto è un modo per ricominciare e serve comunque a rafforzare il bagaglio di esperienza ed a proseguire le attività nel migliore dei modi. Così, chiunque sia interessato a saperne di più, tranne chi nega l’importanza delle arti e dell’intelligenza, come aveva fatto Erostrato incendiando il tempio di Diana, è invitato a “salire”, indicando con tale espressione sia l’accezione letterale del verbo (salire le scale della sede accademica), sia l’accezione metaforica che indica la possibilità, per chi frequenta l’Accademia, di accrescere le proprie conoscenze, di progredire culturalmente e di innalzarsi ai saperi delle arti.